Avevo molta curiosità prima di arrivare al pastificio di Irma in una zona centrale a Milano, un mix di curiosità e stupore per conoscere una ragazza che, giovanissima, si è messa a fare un lavoro antico e faticoso, ma proprio per questo bello e importante. Dietro Corso Vercelli, in via Mauri, si entra nel laboratorio/negozio di Irma, ma sembra di entrare nella cucina della nonna, coccolati tra profumi e aromi che ricordano i pomeriggi di quando si era piccoli.

Francesca, questo il nome della nostra amica che ha però mantenuto il vecchio nome Irma, ci confida che è la sua prima intervista un po’ timorosa ma non è restia raccontarci tutto di se, una vita vissuta in costante movimento e grandi aspirazioni, proprio le caratteristiche ci servono per “stendere” bene col mattarello in mano.
1. Ciao Francesca, sono molto curiosa di sapere tutto di te. Come hai iniziato ed hai deciso di fare questo lavoro?
Mamma mia… sono sempre stata legata al mondo del cibo, ho studiato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ed ho dovuto anche imparare a cucinare perché a casa mia non cucinava nessuno, o imparavo io o si mangiavano sempre e solo cibi surgelati. Dopo l’università ho iniziato a lavorare nella ristorazione, ma in ufficio e quello non era il mio posto, mi piaceva stare con le “mani in pasta”. Aprire un pastificio è sempre stato il mio sogno.


2. Di dove sei, dove hai vissuto?
Sono nata a Roma, ho vissuto nella Langhe 4 anni e poi son venuta a Milano. Un gran girovagare. A Milano ho conosciuto Fabrizio e con lui è nata Agata. Proprio la nascita di mia figlia mi ha dato la spinta a fare qualcosa di diverso e costruire qualcosa di concreto per lei, visto che adesso siamo sole io e lei.
3. Da dove nasce la passione per la pasta fresca?
Perché non volevo fare le cuoca e non mi è mai interessato avere un ristorante ed essere chef. Volevo essere artigiana, fare un mestiere antico e riportarlo in auge facendolo come una volta, senza macchinari strani o tecniche moderne. Qui in laboratorio usiamo soltanto un’impastatrice e una sfogliatrice, tutto il resto viene fatto a mano come una volta, giorno dopo giorno. Ho imparato a Londra a far la pasta, in un momento in cui volevo cambiare la mia vita. Ero a Londra ed ho imparato li. Ho finito l’Università, son venuta a lavorare a Milano, ma dopo il primo stage ho deciso di andare a Londra e lì sono andata a lavorare in un pastificio di italiani a Shoreditch.Sapevo già impastare, ma lì ho imparato cosa vuol dire farlo ad alti ritmi. Poi però l’esperienza londinese non è andata bene, un po’ per il clima e un po’ per la città e quindi son tornata in Italia a Milano monitorando posti dove poter aprire un pastificio.


4. Il tuo è un laboratorio di pasta fresca, con annesso il punto vendita. Come nasce la tua idea, il tuo progetto.
Monitoravo sempre le varie possibilità, come già detto, ma per me rimaneva più un sogno quasi irrealizzabili. Lavoravo (preferisce non dire dove) e non mi trovavo neppure male. Mi stavo però separando da Fabrizio ed è arrivata questa occasione. Son venuta a vedere il negozio e senza soldi in tasca ho firmato il compromesso…[ride ricordando il momento]…poi sono riuscita ad ottenere il mutuo e adesso ho la mia attività. Adesso è mio. Il lavoro c’è, la richiesta c’è ed è molta, infatti sto pensando di aprire nuove attività. Ho un cuoco, Michele, che mi prepara i ripieni. E’ un carissimo amico : Lo chiamai alle 3 di notte il giorno in cui ho firmato il compromesso dicendo “Ho fatto una cazzata non ho soldi e ho firmato per il negozio”. Michele non ha esitato e mi ha detto “Soldi non ne ho ma se vuoi mi licenzio domani e vengo a lavorare per te”, così è stato.



5. Da quel momento hai composto il tuo staff e avete iniziato a lavorare. Come è stata e come è la risposta dei clienti?
Molto buona, da subito le cose sono andate molto bene. Offriamo prodotti freschissimi e innovativi, ma come li faceva la nonna o la mamma. Quando vengono alcuni clienti anziani a mangiare i tortellini spesso mi fanno i complimenti dicendomi “Sono di Modena e mia mamma li faceva proprio così”. E’ per questa riconoscenza che faccio questo lavoro, vedere le persone contente.
6. Invece i giovani come si approcciano a questi gusti e sapori che sanno un po’ di passato?
Sono tantissimi i giovani che comprano i nostri prodotti, le nuove generazioni sono abituate a queste nuove attività e riscoperte di antichi lavori. Sono più gli anziani a chiedermi “Ma se Lei è laureata perché fa questo lavoro?”. [risate] Si sorprendono che io mi sia messa a fare la sfoglina.



7. Bene Francesca, la tua attività è in piena crescita e il lavoro di certo non manca. Come credi si evolveranno le cose e che progetti hai?
Allora…ho iniziato a Ottobre combattendo la “battaglia” di Natale, tra Cenoni, cene e regali, ma uscendone viva. Con la bella stagione abbiamo iniziato a proporre i pranzi, sarà quindi la novità di far mangiare subito quello che produciamo. Una sfida molto allettante e difficile.
Spero entro il 2020 di individuare un nuovo locale dove realizzare un nuovo pastificio, sempre con il laboratorio per la produzione in proprio dei prodotti. Voglio che si veda sempre la produzione della pasta, che quello che proponiamo è un prodotto fatto a mano, dove viene comprato ma anche fatto dove viene consumato. Direttamente nel laboratorio. E’ la mia passione non posso farci niente.

Love, JM

