REMEMBERING

Devo ricordare, è una frase che mi trovo a ripetere un giorno sì e un no, Ma cosa devo davvero ricordarmi? Sto usando bene le mie “memory cards”? Sono nell’ordine giusto?

La maggior parte dei giorni, no. Il fatto è che nella mia corsa quotidiana spesso dimentico di sfruttare al massimo il tempo che passo con i miei figli. Purtroppo spesso dimentico i momenti più importanti della giornata. Semplicemente, dimentico di vedere e catturare molti momenti speciali, momenti a proposito dei quali le mamme di figli ormai cresciuti mi hanno detto: goditi il momento, il tempo scorre così in fretta, e vorrei essere stata più affettuosa e paziente con i miei bambini quando erano piccoli.

Goditi la loro infanzia, stai piantando dei semi magici per il loro futuro e per il tuo rapporto futuro con loro. (NO PRESSURE) J

Perché quando i miei figli si comportano male e non stanno a sentire, o cercano di avere maggior attenzione, che spesso diventa un’attenzione negativa, penso che ci siano momenti più importanti di quando si arrabbiano ed iniziano ad avere un atteggiamento sbagliato, come ad esempio non ascoltare, o semplicemente dire no a tutto quello che chiedo.

Mi sono accorta di questo l’altro giorno parlando con un’amica di come la pace ed il silenzio siano strumenti potenti; con la pace arriva la calma. Con la pace arriva l’amore. Con la pace arriva la creatività. Con la pace arriva lo stare bene. Quando sentiamo la pace interiore, abbiamo un sorriso stampato sul viso che trasmette ai nostri figli, agli amici e alla famiglia amore e benessere, e i nostri bambini sono molto sensibili a questo, percepiscono tutto quello che noi sentiamo. Fa emergere il nostro lato migliore e permette al bimbo che c’è in noi di sentirsi libero di correre libero e selvaggio.

Più tardi quel giorno, ho ripensato a quando sono andata a prendere i miei figli a scuola e tutto era frenetico, bambini che correvano in giro, urlando, ridendo e festeggiando il fatto che la giornata scolastica fosse finita. Ed io cercavo di impedire ai miei figli di correre via in due direzioni opposte e di mantenere il controllo della situazione. Eravamo anche di fretta, o meglio io ero di fretta, perché dovevamo fare le foto per i nuovi passaporti, ed ho chiesto loro di sbrigarsi per prendere il tram quando l’ho visto arrivare da lontano perché volevo correre e salirci al volo. Ma si sono rifiutati di ascoltarmi, ed i suoni e le parole che uscivano dalla mia bocca mi facevano sembrare invisibile! Sembravano occupati con le loro cose e i loro pensieri, e volevano camminare piano per la loro strada.

La conclusione è che ci vuole pratica nel trovare il modo più facile per avvicinarsi a ciascun membro della famiglia; tutte le mamme hanno milioni di cose nella testa ed una gigantesca montagna di amore nel cuore. Non possiamo essere perfette, ma possiamo fare del nostro meglio per essere calme e farci guidare dall’amore. Possiamo almeno provare. Mi sforzo molto in questo, anche se credo che molte di voi pensino che io sia sempre calma, ma giuro non lo sono. Ho 4 fratelli tutti più giovani di me, quindi posso avere un’alta soglia di tolleranza, ma vengo anche dal nord, dove ogni madre dice che la disciplina è amore. Dal momento che la maggior parte delle volte è più difficile andare a fondo del problema, prenditi il tempo per capire davvero e lavorarci su, sapendo che dire un no, è più difficile che dire sì.

Love JM

IMPORTANZA DELLA DOULA

Le cure di una Doula

Quando ci si prepara alla nascita di un bambino, molto spesso si ha una lunga lista di cose materiali da comprare per il nascituro. Dalle piccole copertine fatte a mano ai costosi seggiolini, alle carrozzine, l’elenco è lungo. Naturalmente alcuni di questi prodotti sono necessari, ma molti di essi sono solo oggetti in più, che diventeranno presto troppo piccole per il tuo bambino. E, tuttavia, troppo spesso viene trascurata una spesa davvero importante: il supporto della doula alla mamma! Una doula può fornire tutto l’aiuto necessario alla mamma e alla sua famiglia, durante il parto e nel periodo successivo ad esso. Tale supporto è così importante perché la gravidanza, il parto ed il primo trimestre dopo la nascita costituiscono le fondamenta della vita del bambino, così come della sua famiglia come un unico nucleo. Sfortunatamente troppe donne non vengono rispettate ed accudite durante queste fasi, ed è tempo di cambiare. Una doula può essere un primo step per assicurarti di avere qualcuno al tuo fianco per aiutarti e renderti più forte durante il periodo di passaggio alla maternità.

Il supporto della famiglia e degli amici è indispensabile per una mamma, ma una doula è stata appositamente istruita per “servire” una mamma. Una doula fornirà diverse tecniche e strumenti per gestire il momento del parto, quali ad esempio la respirazione, le posizioni da assumere, così come imparare conoscere le tue sensazioni.
Il supporto postparto può includere diverse attività, come ad esempio prendersi cura del rituale del “birth sealing”, o della fasciatura dell’ombelico, o ancora preparare cibi che aiutino il recupero dopo il parto e incapsulare la placenta. La figura di una doula è davvero versatile ed è in grado di prendersi cura di tutta la famiglia durante un momento tanto speciale della vita, quando si accoglie un bambino!

La doula del parto può aiutarti a conoscere nel profondo e indirizzare le tue aspettative, paure e pensieri sul parto. Ti darà gli strumenti educativi, aiutandoti a costruire un piano da seguire fino al momento della nascita e, allo stesso tempo, ti aiuterà a sopportare la potenza di questo evento! Queste fasi di preparazione possono comprendere anche tecniche di meditazione, di visualizzazione, così come l’uso del pensiero positivo, l’art therapy, tenere un diario, e tanto altro.
Per tutta la durata del parto lei sarà al tuo fianco darti supporto: dal massaggio all’aromaterapia, dal pulire all’indirizzare la famiglia affinché possa dare il giusto sostegno di cui una mamma ha bisogno. La doula può anche fornire un immediato aiuto per il primo allattamento al seno. Una doula è capace di rendere più sereno l’ambiente durante il parto, in modo da aiutare tutti ad attraversare bene questa fase – padri compresi, dal momento che la mamma è seguita costantemente da una persona in grado di soddisfare le sue necessità. È stato provato come tutto ciò riduca il tempo del parto e le probabilità di interventi.

Una doula postparto aiuta a destreggiarsi nella fase di transizione della maternità, non importa se sia il tuo primo figlio, o il sesto. Dall’ascolto alla preparazione di pasti nutrienti, al prendersi cura del bambino mentre la mamma fa la doccia o il bagno: l’elenco è infinito. Molte doule possono anche incapsulare e preparare medicine a base di placenta, così da aiutarti a riprendere le forze dopo il parto! Una doula può offrirti tisane, cristalli, bendaggi per la pancia, o ancora può preparare bagni vaginali a base di erbe.
Ci sono tantissime tipologie di supporto a livello curativo e nutritivo che le doule possono dare alle madri. Troppe donne non riposano e non recuperano abbastanza dopo aver procreato, portato nel ventre e dato alla luce un bambino! Avere una doula postparto significa avere mani, orecchie e un cuore in più, così come una mente piena di risorse per aiutare la madre a guarire, recuperare e sentirsi supportata durante il primo trimestre.

Ricevere le cure di una doula aiuta la mamma a sentirsi più forte, preparata ed accudita. Molte delle donne che assumono una doula hanno dei parti più corti e gestibili, così come periodi post-parto più facili. Le esigenze di una mamma vengono ascoltate e sostenute a livello emotivo, fisico e mentale. Una mamma più riposata, forte e supportata, è utile a sé stessa, al bambino, così come all’intera famiglia. Ci sono tanti modi per trovare una doula che possa fornire supporto alla tua famiglia e durante il parto, perciò cerca l’aiuto di cui hai bisogno! Una doula rappresenta una parte fondamentale del parto e del periodo postparto, dal momento che il suo preciso compito è quello di soddisfare le tue esigenze durante questo speciale rito di passaggio.

BENVENUTA NADAR NELLA FAMIGLIA MOTHER’S SPELL

Ciao! Mi chiamo Nadar Alizadeh, sono una mamma di 29 anni e vivo negli Stati Uniti.
Sono davvero onorata di iniziare a scrivervi grazie a Johanna e Mother’s Spell! Ho conosciuto Johanna ad un fantastico raduno chiamato Aniwa, durante il quale gli indigeni più anziani arrivano da tutto il mondo per condividere la loro saggezza e i loro messaggi al fine di guarire noi stessi e la nostra Madre Terra. È stato davvero magico essere in contatto con così tante persone consapevoli che condividevano alcuni dei miei stessi obiettivi! È una benedizione far parte di una piattaforma dove posso condividere con tante altre bellissime mamme le mie verità ed il mio viaggio nella maternità.

EDiventare madre otto anni fa è stata la cosa migliore che potesse capitarmi. Essere madre di 4 bambini, di 7, 6, 3 anni e uno di 6 mesi, significa che sono stata incinta ed ho allattato per più otto anni di fila! Quando finirò di allattare mio figlio saranno dieci anni di allattamento al seno. Dire che questa esperienza è stata come le montagne russe è scontato.

La maternità è come essere in una tribù che nessuno può davvero comprendere dal di fuori. Allevare dei figli è un lavoro davvero importante! Ogni giorno imparano e crescono moltissimo, e così noi come mamme. È un regalo speciale che si porta dietro un’immensa responsabilità, devozione e perfino dolore! Essere madre è uno dei lavori più sottovalutati che ci sia, ed è proprio un peccato dal momento che siamo noi che formiamo il futuro. Come madri, esorto tutte noi a fare meglio nel supportarci, incoraggiarci e sostenerci a vicenda. Mi sono impegnata a dedicare tutto il resto della mia vita ad aiutare le mamme e le famiglie in ogni modo possibile.

Sono una doula del parto e postparto, così come una personal chef vegana. Il lavoro della doula è fondamentale perché troppe donne non vengono accudite o nemmeno ascoltate. Molte donne non ricevono il supporto necessario durante uno dei periodi più importanti e di cambiamento delle loro vite! Per me è fondamentale che le madri inizino la loro esperienza sentendosi forti, amate, supportate e rispettate. Il loro ruolo nella comunità è davvero grande, ma allo stesso tempo molto trascurato, non rispettato, e io voglio contribuire a cambiare tutto questo! Amo anche il mio lavoro come chef vegana perché posso constatare da subito come ciò che ingeriamo abbia degli effetti diretti su come ci sentiamo, siamo, e viviamo! È davvero una cosa magica aiutare le persone a nutrirsi e ad essere soddisfatti dei loro risultati. Il cibo è fondamentale per vivere, ed il fatto di entrare in contatto le persone ed aiutare allo stesso tempo il nostro ambiente, è impagabile! Mi piace scrivere di tanti argomenti diversi, come i rimedi naturali ed olistici, gravidanze e parti naturali, i compiti della doula, lo stile di vita vegano e l’homeschooling con una grande famiglia!

Non vedo l’ora di mettermi in contatto e condividere con voi tanto altre cose sulla maternità. È davvero bello essere in grado di creare una comunità di persone per crescere i figli, e nel mondo virtuale di oggi c’è molto che possiamo fare attraverso questi schermi. Sono contenta di far parte di questa community, e spero che tutte voi possiate trovare supporto attraverso i miei posts. Per favore sentitevi libere di scrivere qui sotto quali argomenti volete che tratti. Stay tuned, perché a breve vi darò un’introduzione

Un giorno con NOI: Libreria spazio culturale di vicinato

Come sapete amo molto girare per Milano e amo farlo con il naso all’insù alla costante ricerca di novità e cambiamenti, nei grandi scenari e nelle piccole cose, come una libreria di quartiere.
Passeggiando per NoLo (così viene chiamata la zona di Milano tra Viale Padova e viale Monza) mi sono imbattuta in NOI – Spazio Culturale di Vicinato (in via delle Leghe 18) che, come dice il nome stesso, mira ad essere un punto di riferimento per la zona e non solo. La curiosità mi ha spinto ad entrare e conoscere 2 delle 4 anime che danno vita a NOI, entrambe giovani e mamme, Alice ed Anna. Insieme a Marco e Andrea (compagno di Alice e papà del piccolo Noè) han deciso di creare questo punto di aggregazione nel non facile settore della cultura e dell’editoria.
Mi sono intrattenuta a parlare con Alice di lei, del suo essere mamma e di NOI.

1. Ciao Alice e complimenti per questo bellissimo posto. Dimmi un po’ di te e del vostro progetto.

Ciao, io sono giornalista e da anni lavoro in riviste di settore, legate al mondo del design e dell’architettura.
Sentivo l’esigenza di aprire un posto mio, una dimensione in cui convogliare i miei interessi, dall’anima popolare – radicata nel quartiere in cui abito – ma nello stesso tempo che potesse ambire a diventare un piccolo luogo conosciuto anche all’estero. Un po’ per coincidenza e un po’ per volontà queste esigenze si sono ritrovate con quelle di Andrea, mio compagno nella vita, di Marco, mio grande amico e di Anna, anche lei mamma e anche lei grande conoscitrice e appassionata di design e architettura.
Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di creare NOI.

2. Come mai l’illustrazione…

Per quanto mi riguarda l’illustrazione è sempre stata più una passione che altro, anche se da anni curo l’ultima pagina di Abitare che promuove il lavoro di illustratori italiani e stranieri. Ho inoltre pubblicato con 24ore Cultura un racconto illustrato su un popolo incontrato nel 2014, tradotto poi in inglese, francese, tedesco. Il nostro manifesto, che si legge sul nostro sito, si conclude con la frase “NOI è un ragionatissimo azzardo”. Ed è così, nasce da un’intuizione. E da una dose di coraggio e incoscienza.

3. a che pubblico è rivolto? Quali lettori volete…attrarre?

NOI è una libreria indipendente specializzata in illustrazione. L’illustrazione, in quanto linguaggio universale, permette di toccare vari ambiti, anche molto diversi tra loro. Ci aspettiamo quindi un pubblico eterogeneo: dall’appassionato di fumetto, alla mamma che vuole fare un regalo per l’amichetto del figlio, dai viaggiatori che cercano suggestioni prima di un viaggio (al di là delle canoniche guide), al lettore ordinario, abituato a leggere narrativa, che invece può scoprire come una graphic novel possa emozionare e sorprendere al pari di un romanzo. Ma poi NOI vuole essere anche comunità: non a caso l’abbiamo chiamato spazio culturale di vicinato. Ci piacerebbe possa diventare un punto di riferimento per il quartiere: i fruitori di NOI non devono essere necessariamente acquirenti dei nostri titoli. Se NOI viene popolato anche da gente che vuole fare quattro chiacchiere in giardino, dalla bambina che viene qui a disegnare dopo scuola, dal libero professionista che ha appena avuto un figlio e cerca un po’ di pace per mandare due mail….tutte situazioni che si stanno verificando mentre parlo…io sono contenta.
E poi dagli incontri spontanei nascono spesso le idee e collaborazioni più prolifiche…

4. perchè avete deciso di farlo lì? che segnali e messaggi volete mandare ?

NoLo è un quartiere in crescita e qui si respira davvero una bella aria al di là delle trovate di marketing, ci sono molte attività e fermento.
Faccio un esempio: leggevo oggi sulla social street che a una signora è arrivato un pianoforte a coda che doveva issare fin su al quarto piano. Si sono mobilitati vicini e passanti e una catena umana ha portato “il macigno” fino a destinazione. Il signore del pianoforte, che veniva da un posto in provincia di Reggio Emilia, ha detto che era tempo che non vedeva una “solidarietà da paese di una volta” come quella.
Ecco credo che qui ci sia l’humus giusto per innestare un’attività come quella di una libreria indipendente e centro culturale di vicinato. C’è una comunità solidale. Unita. Entusiasta. Frizzante. Giovane e creativa.

5. Molto bello sentirvi parlare di comunità solidale e di entusiasmo, soprattutto in tempi come quelli attuali dove spesso di parla di chiusure e di muri. La vostra è una bella sfida, come quella di aprire una libreria sfidando i megastore. quale pensi sia la vostra arma vincente?

Più dei megastore spaventa amazon. Non possiamo competere con l’efficienza e la vastità del loro catalogo. Ma il nostro valore aggiunto, non soppiantabile, è l’umanità che puoi trovare da NOI.
Frequentare una libreria non ha l’unico scopo di uscire dalla sua porta con uno-due-tre nuove future letture sotto braccio. NOI punta a diventare una fucina di incontri, un luogo di scoperta, uno spazio dove sperimentare attraverso attività collaterali.

6. in questi primi mesi di attività, cosa leggono i vostri visitatori?

Non so rispondere ancora a questa domanda; siamo troppo “giovani”. Per ora la nostra selezione editoriale rispetta il nostro gusto, prima di tutto. Si impegna a coniugare una ricerca scrupolosa su produzioni indipendenti e piccoli gioielli della carta stampata – anche stranieri – e una scelta altrettanto accurata sul meglio delle case editrici più conosciute. Stiamo studiando i nostri clienti e siamo pronti a raddrizzare il tiro ed accogliere e cercare di soddisfare le richieste di ciascuno.

7. Ora una domanda da mamma a mamma…come coniugate tu ed Anna il vostro essere “in prima linea” in libreria e l’esser mamme?

Difficilmente si chiede a un uomo come coniuga il proprio lavoro in prima linea con il suo essere papà. Però è vero, non è scontato che mamme di bambini così piccoli, come me ed Anna, si imbarchino in un’impresa simile, così piena di interrogativi e impegni. La mia idea (che per ora non sono ancora riuscita a mettere in pratica ma forse è presto), è che NOI possa diventare una seconda casa per Noè.
Ha uno splendido giardino, come pochi angoli di Milano hanno, ed è frequentato da giovani genitori con bambini della sua età. Potenzialmente suoi futuri amici. Mi piace l’idea che mio figlio possa crescere in un ambiente così stimolante, in cui succedono tante cose, cose anche molto diverse, e dove si vedono facce diverse ogni giorno. Un ambiente protetto ma in cui avrà modo di viversi la sua libertà senza essere sempre controllato a vista.

Grazie mille Alice, è stato proprio bello entrare nella vostra libreria e nel vostro progetto.

Ho lasciato NOI con la sensazione di essere uscita da un angolo di bellezza e di tranquillità nella pur sempre caotica Milano. Non solo per l’atmosfera unica che i libri sanno donare a ogni luogo o per i colori delle illustrazioni, ma soprattutto per il progetto di comunità che è NOI e per l’idea che un luogo di questo tipo possa diventare un luogo di crescita per i più piccoli come Noè, che crescano tra disegni, colori, parole e belle idee.

Photo credit Studio Liligutt

ANIWA GATHERING A NEW YORK GIUGNO 2019

Qualcosa accade al cervello di una donna quando sta per partorire.
È come se partorisse metà del suo cervello e lo perdesse per alcuni anni :almeno questo è quello che mi è successo.
Dopo aver avuto i miei due bellissimi maschietti sono diventata una madre molto felice : totalmente e completamente innamorata dei miei figli e della mia nuova vita da madre.
Quello che accadeva però,  era che a volte mi sentivo anche uno  strano essere umano : mi sentivo persa  in molti modi e non sono sicura che fosse solo per mancanza di sonno o solo perché tutto  lo spazio nel mio cervello era pieno di domande : mio figlio dormiva abbastanza? mangiava in  abbondanza? c’ era abbastanza  aria fresca,  stavo usando il sapone giusto per lavare loro  e i loro vestiti o forse ancora meglio non dovevo usare il sapone?

Non appena mio figlio minore ha compiuto 3 anni, e mi sono sentita più’ indipendente e sicura, ho iniziato ad  andare da sola al bagno e mangiare da sola, ho iniziato a comportarmi più come un essere umano normale:  ho iniziato ad avere un po ‘più di spazio nel mio cervello per chiedere a me stessa come mi sentissi
Come stai? Come ti senti? Cosa vuoi essere da grande?  ho capito che non avevo idea della risposta.
Così sono andata a cercarmi le risposte alle mie innumerevoli domande
In solo pochi mesi dopo mi sono ritrovata in uno spazio molto sacro,  riconoscendo la saggezza e l’amore attraverso la musica, le storie e le preghiere di diverse tribù di tutto il mondo
Sono stato cosi  ben accolta  in questa bellissima famiglia e fatto amicizia per la vita in questo magico spazio con la mia nuova tribù Aniwa.
La mia vita è ricominciata, ancora. Come donna, come madre, come sorella e come figlia, mi sentivo rinata
Ho visto la mia vita più chiara e ho visto dov’è stato nascosto  il mio talento fino adesso  o semplicemente dove ha  riposato,  per essere risvegliato in questo preciso istante e sapere cosa  fare per ascoltare il mio disagio, risvegliando  in me tutto il mio spirito e le energie per poter fare ed essere al mio meglio.

Mi sono connessa alla pura magia, ai luoghi e agli spazi dove mediti e stai lì solo per gli altri e te stesso.
Quando sei riconoscente, l’amore grande e giocoso sboccia e diventa così contagioso.
La mia vita è riiniziata con una nuova velocità, così tante idee e così tante cose sono state fatte e successe  da allora.
 Sono eternamente grata alla mia bellissima famiglia Aniwa per avermi accolto così bene nella tribù.
Per tutto questo, come ha trasformato la mia vita in modo magnifico, sono felice ed entusiasta di parlarvi della riunione di Aniwa perché ora tocca a voi celebrare questa vita che cambia con noi.
Saremo tutti lì! Tutta la famiglia vi darà il benvenuto nella tribù.
Ascoltando 40 indigeni anziani che viaggiano e si radunano nello stato di New York e condividono conoscenza sacra e guarigione.
Verrà suonata  tanta musica magica: una vera e propria celebrazione  della vita mentre entri in un nuovo te, il vero te e riceverai  tutto questo in soli cinque giorni!

Le date del raduno a New York  sono 5-9 giugno.
clicca qui  https://www.aniwa.co per vedere come iscriversi e vedere tutti i diversi pacchetti di partecipazione, in modo che tutti possano trovare ciò che si adatta meglio ad ognuno di voi.
Conto i giorni per arrivare e spero davvero di vedervi li!
Love, JM

Stefania Nardizzi crea il Goddess Lifestyle con il suo The Beddha

Ho scoperto il marchio “The Beddha” tramite una Instagram stories di un amico un pò di tempo fa e mi sono completamente innamorata della loro pagina.
Se la pensate come me, sarete d’accordo ch tutti i prodotti presenti sull’account sono tutto ciò che considero indispensabili per una donna.
Non c’è niente di meglio che un bel bagno con petali di rosa o massaggiare il viso con questi magici roller: mi piacciono molto questi prodotti di bellezza: quando viaggiavo tanto o vivevo a New York city mi circondavo molto di questi prodotti o addirittura me li creavo a casa.

Ero così emozionata e contenta di avere scoperto un marchio del genere in Italia: così ho iniziato a seguirli, con la voglia di contattarli e vedere chi chi fosse dietro questo meraviglioso brand , per creare un intervista per il mio blog e per fare acquisti personali.
Qualche giorno dopo Stefania mi ha battuto….mi ha scritto una lettera meravigliosa descrivendomi la sua visione della vita e della sua compagnia: abbiamo cosi iniziato a parlare e adesso abbiamo diversi progetti insieme.
Prima di tutto voglio congratularmi con lei per aver creato un brand così meraviglioso e la sua passione per il benessere di ogni donna.

Ecco cosa ha da dire..
Love Jm

Come descriveresti The Beddha come marchio?

The Beddha significa “la bella” nel sud dell’Italia, nel Salento, il posto dove sono nata.
Rappresenta la bellezza che emerge dalla nostra divinità interiore e ci rende belle e in pace; è un marchio costruito attorno a uno stile di vita olistico e di bellezza per le moderne dee.
Volevo creare un’etichetta di bellezza e benessere meditativo che le donne possano usare come strumento per attingere alla loro natura divina interiore, che è essenzialmente la loro fonte di energia femminile.
Usando la conoscenza antica e la filosofia moderna per migliorare il sacro femminino attraverso la guarigione innata, ho progettato una collezione di strumenti meditativi che riflettono e supportano i principi di auto-amore, auto-consapevolezza, emancipazione delle donne, sorellanza e femminilità
moderna.
Le donne stanno recuperando spazi e desideri personali dopo anni di abbandono e dedizione agli altri. Sono disposte a praticare routine quotidiane per riaffermare la loro connessione personale con le proprie intenzioni e atti di amor proprio. Questo è lo stile di vita che ora vogliamo perché necessario.

Qual è stato il momento decisivo in cui hai voluto creare un marchio che sposasse spiritualità e bellezza?

È stata una progressione naturale nata dal mio bisogno personale, dall’interesse e dalla passione che ho avuto in un certo momento della mia carriera, dagli ultimi anni in cui ho vissuto a Miami e attraverso i miei viaggi e la mia esperienza negli incontri spirituali tenuti da sole donne. Ho scoperto che stava succedendo qualcosa nella comunità femminile. Le donne stavano iniziando a esplorare nuovi modi per riconnettersi con la loro anima, il sacro femminino e il loro corpo come tempio. Ho avuto modo di scoprire tecniche antiche, provenienti da varie culture remote, per la cura di sé, e la meditazione. Trascorrere del tempo in culture diverse, lontane da quello a cui ero abituata, mi ha esposto a un nuovo modo sofisticato di usare tutti i sensi per ringiovanire le energie statiche che potrebbero essere le cause evidenti dell’invecchiamento precoce e delle condizioni della pelle. Mi sono resa conto, anche studiando ricerche di mercato, che la mia generazione di donne desiderava un nuovo accesso alla
bellezza consapevole che fosse più centrata sulla persona, piuttosto che cercare soluzioni rapide che generalmente sono di breve durata.
A quel punto, decisi di trasferirmi in Italia per fondare il mio marchio, con lo scopo di unire cultura e competenze italiane con la nuova visione e mantenendo il flusso del melting pot vissuto a Miami.

Come scegli i prodotti per sviluppare il marchio?

Per me, tutto è iniziato con il concetto che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un singolo ingrediente per manifestare le trasformazioni più potenti. Volevo creare una collezione di prodotti semplici, facili da usare e che usassero un ingrediente/componente.
Erbe e fiori sono potenti ingredienti curativi e ho voluto incapsulare questo pacchetto di vapore facciale così creato usando miscele botaniche, petali di rosa per un’esperienza di bagno meditativa, rulli facciali (face roller) e gua sha usando cristalli, e griglie facciali (facial grids) usando i poteri
vibrazionali delle gemme.
Tutta la collezione è realizzata a mano e prodotta solo in piccoli lotti, con ingredienti accuratamente selezionati per offrire prodotti di lusso in conformità con i principi di consapevolezza e produzione etica per guarire e allineare mente, corpo e spirito.

Qual è il tuo rituale di bellezza?

Eseguo test di persona per molti mesi su ogni strumento, tecnica o fragranza che decido di produrre.
Questo rende le mie giornate molto occupate!
Per più di 2 anni ho dormito sulla mia federa di seta Silklandia con il mio pendente brevettato per l’aromaterapia, e posso dire che la mia routine per la cura della pelle inizia così durante il sonno, non posso vivere senza la mia federa.
Quando mi sveglio, indosso il mio kimono di bamboo Bambooshell e faccio 10/15 minuti di meditazione del respiro per ossigenare le mie cellule, poi comincio a massaggiarmi il viso. Lo faccio ogni giorno al mattino e alla sera con i miei tools The Tribe.
Adoro le mie miscele di vapore botanico che uso 2 volte a settimana e il mio bagno alle rose che mi rende serena ogni sera in cui voglio innamorarmi di me stessa. Amo davvero tutti i miei figli (in questo modo amo chiamare i miei prodotti) e credo in loro e nei loro benefici.

L’industria del benessere sta prosperando in tutto il mondo, specialmente in luoghi come
Los Angeles, Londra e l’Australia. La tendenza sta iniziando qui in Italia? Come possono gli
italiani avere un regime di bellezza più consapevole?

L’Italia è da sempre la destinazione in Europa per il buon vino, il cibo, la cultura e la moda naturalmente.
Assecondando i propri piaceri. “La vita è troppo breve per mangiare e bere male” è uno dei nostri famosi proverbi, pertanto, ecco spiegato il motivo per cui l’Italia stia impiegando un po‘ più di tempo nell’abbracciare la tendenza del benessere.
Ora, tuttavia, i centri yoga, palestre, juice bar e strutture del benessere e ritiri che hanno sedi in tutta Italia, mostrano che anche se è lento, l’abbraccio all’approccio consapevole alla vita avviene, gli italiani si stanno certamente riscaldando a questo nuovo, più lento concetto di una vita pulita e consapevole. Un approccio meno frettoloso e intenzionale alla bellezza può darci lo spazio di cui abbiamo bisogno per riconnetterci.
Ecco alcuni suggerimenti su come le donne italiane impegnate possano essere più consapevoli durante i loro rituali di bellezza:
– Dai inizio alla tua giornata con un mantra positivo su di te.
Invece di cercare difetti, dì “Adoro le mie sopracciglia indisciplinate” o “Penso che le mie linee sottili mostrino profondità e carattere”. Continua così e vedrai quanto in fretta il potere del linguaggio positivo possa cambiare il modo in cui guardiamo noi stesse.
– Crea e assegna priorità ai rituali di bellezza integrati che ti servono.
Includi rituali come bagni indulgenti, maschere facciali, aromaterapia, massaggi e una notte all’insegna del buon sonno! Prendi tempo per te stessa ogni giorno.
– Quando esegui i tuoi rituali, cerca di portare consapevolezza in ogni momento.
Se è un bagno rilassante, controlla te stessa e ciò che ti circonda. Nota i suoni dell’acqua, come l’acqua si sente sulla pelle, ecc.

Descrivi i tuoi strumenti di bellezza come meditativi. Puoi spiegare cosa significa e il suo impatto?

I miei prodotti non possono essere utilizzati in soli 2 minuti! Sono progettati con un rituale in mente.
Le fasi preparatorie per mettere i prodotti pronti all’uso sono importanti tanto quanto il momento in cui toccano la tua pelle, perché è così che imposti la tua intenzione. La preparazione e l’applicazione costringono la mente occupata a rallentare a ritmo costante in modo che mente e corpo siano allineati per canalizzare la guarigione interiore per eliminare l’energia stagnante.

Piani futuri per The Beddha?

Siamo un’azienda giovane ma già disponibile su una piattaforma online globale, stiamo però anche lavorando per diffondere i nostri prodotti meditativi a livello globale attraverso vendite al dettaglio e centri dedicati e selezionati di alto livello. Abbiamo anche piani entusiasmanti per lanciare i nostri gruppi di donne in tutto il mondo in modo che le donne di tutto il mondo possano connettersi e condividere culture, conoscenze e sostegno reciproco. Siamo sicuri che troveremo sorelle consapevoli e amorevoli sul nostro cammino per aiutarci.
E tanto amore a tutte!

THE BEDDHA WEBSITE: shop.thebeddha.com
INSTAGRAM: @thebeddha #thebeddha
All photo, expect Stefania’s portrait, are: Britney Gill Pho

Skateboarding in Gaza: un progetto pieno di amore e divertimento!

Ho conosciuto il lavoro di Andrè per caso imbattendomi nei suoi scatti grazie ad un’amica.
Amo molto le fotografie perché spesso sono veri e propri momenti di felicità rubati e condivisi.
Quelle di Andrè lo sono ancor di più perché arrivano da Gaza e la loro storia mi ha spinto a volerlo conoscere. L’ho incontrato in una assolata e calda domenica milanese mentre al parco di stava allenando sullo skate insieme a due delle sue bellissime figlie con cui condivide questa passione.

1. Ciao Andrè, complimenti sei bravissimo come skater … raccontaci chi sei?
Sono André Lucat e sono un fotografo di 38 anni con una bella famiglia e 3 splendide figlie.
Ho una grande passione per lo skate e per tutta la cultura che si porta dietro e tutto questo ha trovato casa in questo progetto bellissimo che si chiama Gaza Freestyle.
E’ prodotto da un gruppo di ragazzi che fanno riferimento al Centro Sociale Lambretta di Milano. Portano avanti questa iniziativa di sostegno nei confronti della Palestina da qualche anno, in particolar modo promuovono tutta una serie di attività legate al “freestyle”, dal parkour allo skate, dai graffiti al rap e quant’altro … grazie a queste attività siamo riusciti ad avvicinarci ad una realtà complessa come quella di Gaza regalando alla popolazione locale momenti di gioia e di distrazione all’interno di una realtà quotidianamente molto difficile.

2. In cosa consiste Gaza Freestyle? Come lo avete progettato e realizzato? Immagino non sia stato semplice fare tutto questo all’interno della Striscia di Gaza…
Non è stato semplice … Gaza Freestyle si è sviluppato grazie a 4 gruppi di lavoro diversi che sono stati coinvolti per 15 giorni tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, portando avanti diversi progetti oltre al “freestyle”.
Inizialmente c’è stato l’ampliamento di una rampa originariamente realizzata in un viaggio precedente con il lavoro di 4 volontari, me compreso, partiti dall’Italia e sostenuti da una grande manodopera di ragazzi palestinesi. Dopo di che c’è stato un progetto parallelo con la registrazione di un pezzo rap, una canzone cantata metà in italiano e metà in palestinese, registrata proprio a Gaza.
Abbiamo realizzato diversi workshop tra donne italiane e locali per confrontare condizioni della donna nella società islamica. Negli ultimi 10 anni con Hamas la donna è stata limitata in tutta una serie di azioni e libertà. Tutti questi incontri e attività di confronto molto interessanti sono stati documentati da un gruppo media che si muoveva all’interno della Striscia di Gaza per seguire la realizzazione dei singoli progetti.

3. Quanti eravate a far tutto questo?

Sono state coinvolte circa 20 persone tra tutti i gruppi. Io con i miei 38 anni sono il più anziano, i più giovani hanno 20 anni. Tutti provenienti da luoghi differenti, 3 dalla zona di Napoli e i restanti dall’hinterland milanese. Il Centro Sociale Lambretta è stato il filo conduttore per un gruppo di amici che si è auto organizzato per andare a fare un momento di riflessione e di bene.

4. Quali sono state le sensazioni che hai provato in questi 15 giorni? Come è la realtà nella Striscia di Gaza?
La realtà quotidiana li è molto complessa. Da una parte la paura costante dei bombardamenti da Israele, dall’altra hai comunque Hamas e la sua polizia che di base sono fondamentalisti islamici e come occidentale non ti vedono di buon occhio, perché porti una cultura diversa dalla loro. Questo ci ha creato problemi anche organizzativi. Quindi ti senti sempre un po’ sotto attacco o osservazione, non dico minaccia ma quasi … certo l’obiettivo di realizzare Gaza Freestyle regalava sempre forti e belle emozioni che cancellavano tutte le paure.

5. Il fatto di essere padre in mezzo a tanti giovani di Gaza e italiani, che emozioni e sensazioni ti ha dato?
[L’essere padre] Ti fa sentire come se questi ragazzi che frequenti ogni giorno in cantiere fossero tuoi figli anche se per età erano quasi sempre più grandi delle mie figlie … ti fa immaginare siano davvero figli tuoi. Quando senti parlare questi giovani palestinesi che hanno poche speranze, che ripongono nel futuro poche ambizioni se non scappare dalla loro Terra per avere speranze e non morire giovani … è chiaro che fa una grande impressione. Pensi ai tuoi figli, alle loro aspirazioni e sogni.
Soprattutto questo mi ha colpito, percepire il senso di disfatta e rassegnazione verso il futuro dato dalla paura.

6. Cosa avete realizzato nel concreto e nelle speranze con Gaza Freestyle?
Abbiamo completato in meno di 15 giorni un mini skate park, collegandolo ad una mini-rampa già esistente. L’abbiamo ampliata con diversi lavori allestendo un piazzale che sfocia sul porto di Gaza, un punto molto decadente ma potenzialmente molto bello con la vista sul mare. Ci sono anche molti graffiti realizzati sempre all’interno del progetto … la cosa più bella è che sia diventato un punto di aggregazione molto partecipato per i ragazzi di Gaza. Una cosa molto bella perché vissuta da chi pratica skate ma anche da chi non lo pratica, un luogo di sfogo e divertimento per tutti.

7. Mentre a te e ai tuoi amici cosa resta?
Sicuramente un’esperienza bellissima, nata dall’amicizia e dalla voglia di realizzare un qualcosa per gli altri. Tutte le cose realizzate son state possibili grazie ad una raccolta fondi organizzata su internet, un crowd-funding. Dopo di che ci siamo auto-tassati pagando di tasca nostra i nostri voli, soggiorni e i materiali utilizzati … il tutto per rendere possibile Gaza Freestyle. La cosa bella è esserci riusciti e averlo fatto in questo modo lo è ancor di più.

La chiacchierata con Andrè si è conclusa così, con un gran sorriso pieno di speranza e di voglia di fare per gli altri. Un bellissimo messaggio in un periodo dove a volte non si vuole vedere al di fuori del proprio Io. Prendere e mettere in rischio la propria vita per aiutare, anche “solo” con un skate park, i giovani di Gaza. Piccoli messaggi e gesti che possono dare il via a grandi cambiamenti. Grazie Andrè e grazie a tutto il tuo gruppo.

Love JM

 

@Andrè Lucat

Capitano Coraggioso o Indomito Aviatore?

Mi chiedo spesso se passione e creatività si possano fondere con progettualità e serialità in ambito artigianale e ho trovato la risposta in Valeria e Davide. Mantenendo una forte identità artigianale prestata all’impresa e con l’aggiunta di tanto divertimento hanno dato vita a Kiddin.

Grazie al tempo passato con Valeria sono riuscita ad entrare in un progetto che va oltre l’oggetto pensato e realizzato per i bambini, supera il lato altamente qualitativo ed estetico ed arriva sino alla formazione del bambino che da fruitore dell’arredo ne diventa vero protagonista grazie all’utilizzo attivo che ne può fare, arrivando a trasformarsi in Capitano Coraggioso o Indomito Aviatore.

Ciao Valeria, chi sono i fondatori di questo progetto e come nasce Kiddin?

Ciao! Io e Davide siamo per prima cosa due grandi amici da tantissimi anni, dai tempi dell’Università. Io ho studiato Architettura e Davide Design Industriale, entrambi al Politecnico di Milano. Inoltre abbiamo lavorato insieme per ben 15 anni in una società fondata da noi, che faceva progettazione e realizzazione di arredi con materiali di recupero. Da tutto questo puoi capire come Kiddin sia tranquillamente il figlio della nostra amicizia e delle nostre esperienze. Avevamo voglia di confrontarci con temi legati all’innovazione del progetto, passare dal lato puramente artigianale del “pezzo unico” alla produzione seriale facendo prodotti di design belli a costi contenuti.

La nascita di Kiddin avviene in una fase delicata delle nostre esistenze, spinti dall’idea di metterci alla prova da un punto di vista progettuale oltre che realizzativo, facendo un progetto figlio di questi tempi.

C’è però anche un lato romantico, “una prima volta”…infatti la primogenita di Davide, che ha due bimbi, chiese un letto a forma di aereo e da lì si cimentò in due prototipi per Kiddin e poi…

Da dove arriva il nome?

Per noi progettare e realizzare prima di tutto è un gioco. Vogliamo che i nostri prodotti diventino un motivo di gioco per tutta la famiglia, per chi lo costruisce e per chi lo vive. Il nome “kiddin” in inglese esprime proprio la voglia di “prendersi in giro”, concedimi il termine, di “bambineggiare”.

Inoltre tengo molto al fatto che Kiddin nasca da una grande amicizia e da esperienze professionali che ci hanno preparato a questo passo, un po’ come un nostro figlio.

Tu vivi tra la Puglia e Milano e Davide a Milano. Come sono i vostri “processi produttivi”?

Una nostra grande sfida è stata proprio questa. Per quanto mi riguarda avevo sin da subito l’intenzione di trasferirmi in Puglia mentre Davide vive a Milano. A 40 anni e dopo 15 anni di esperienze di produzione artigianale anche la possibilità di gestire in remoto e a distanza i progetti ci ha stimolato. E’ stato molto interessante confrontarci con la dimensione seriale ed industriale di prodotto, che ci sembra di poter gestire e sviluppare meglio. Ci interessa molto questa nuova concezione di questo prodotto che viene realizzata da terzi e di cui ci occupiamo soltanto della progettazione se non per casi particolari

Avete una produzione esterna?

Sì, abbiamo scelto una ditta terzista in Abruzzo (strategicamente al centro del Bel Paese per raggiungere meglio ogni regione) e crediamo molto nella non stanzialità del fare impresa all’interno di una società liquida e multiculturale come quella attuale.

Lavorare in questo modo vi consente di avere anche maggiori spazi “vostri”. Un concetto e una ricerca che si ripete anche nei vostri prodotti?

Ciò che vogliamo trasmettere con Kiddin è una cosa che abbiamo sempre fatto dal punto di vista lavorativo, ovvero realizzare ogni immaginario senza paure. Io e Davide non ci siamo mai spaventati di nulla, da artigiani prima e da progettisti ora. Abbiamo deciso di lavorare con i bambini perché crediamo sia un terreno fertile da un punto di vista progettuale per la dimensione del gioco, molto più che gli altri ambienti della casa. Questo è stato un po’ il motivo di spinta. Quando ideiamo i nostri progetti ci vogliamo sempre spingere oltre rispetto ai canonici modi di lavorare, con la sfida di renderli oggetti utili a un bambino, eco-compatibili, divertenti e anche belli. Crediamo nel movimento, nel gioco e nel far vivere la camera da letto al bambino a 360 gradi. I nostri progetti sono luoghi dove i piccoli possono studiare e riposare ma anche e sopratutto immaginare, sognare, pensare di essere piloti o capitani, utilizzando la fantasia con elementi istruttivi e stimolanti.

Come vedi Kiddin proiettato negli anni?

La sfida è grande perché da artigianale tutta la nostra attività è proiettata all’industriale, maggiore é la serialità industriale del prodotto maggiore è l’impegno ad per rendere tutto il più preciso e puntuale possibile, contenendo i costi mantenendo grande qualità ed estetica. Siamo quarantenni e quindi figli di una “generazione Ikea” che da 20 anni ci fa convivere con le brugole e il “do it yourself”. Anche i nostri prodotti sono e saranno pensati e concepiti per essere sempre più facilmente montabili e permettere ad ogni genitore di montare un letto a forma di aereo o barca per i propri figli.

Da sempre per tutti i nostri arredi ci ispiriamo ai principi montessoriani, con elementi di gioco che siano allora stesso tempo educativi e stimolanti.

Con questa visione molto educativa e non solo produttiva del fare arredi e di pensarli, ci lasciamo con Valeria felici di aver conosciuta una realtà così bella, con un cuore artigianale e un istinto organizzato e produttivo da vera e propria industria

Sono cresciuta saltando da un albero all’ altro , chissà che felicità se ne avessi avuto uno a disposizione ogni volta che volevo….

Love,

JM

 

@www.kiddin.it

Il Pastificio di Irma

Avevo molta curiosità prima di arrivare al pastificio di Irma in una zona centrale a Milano, un mix di curiosità e stupore per conoscere una ragazza che, giovanissima, si è messa a fare un lavoro antico e faticoso, ma proprio per questo bello e importante. Dietro Corso Vercelli, in via Mauri, si entra nel laboratorio/negozio di Irma, ma sembra di entrare nella cucina della nonna, coccolati tra profumi e aromi che ricordano i pomeriggi di quando si era piccoli.

Francesca, questo il nome della nostra amica che ha però mantenuto il vecchio nome Irma, ci confida che è la sua prima intervista un po’ timorosa ma non è restia raccontarci tutto di se, una vita vissuta in costante movimento e grandi aspirazioni, proprio le caratteristiche ci servono per “stendere” bene col mattarello in mano.

1. Ciao Francesca, sono molto curiosa di sapere tutto di te. Come hai iniziato ed hai deciso di fare questo lavoro?

Mamma mia… sono sempre stata legata al mondo del cibo, ho studiato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ed ho dovuto anche imparare a cucinare perché a casa mia non cucinava nessuno, o imparavo io o si mangiavano sempre e solo cibi surgelati. Dopo l’università ho iniziato a lavorare nella ristorazione, ma in ufficio e quello non era il mio posto, mi piaceva stare con le “mani in pasta”. Aprire un pastificio è sempre stato il mio sogno.

2. Di dove sei, dove hai vissuto?

Sono nata a Roma, ho vissuto nella Langhe 4 anni e poi son venuta a Milano. Un gran girovagare. A Milano ho conosciuto Fabrizio e con lui è nata Agata. Proprio la nascita di mia figlia mi ha dato la spinta a fare qualcosa di diverso e costruire qualcosa di concreto per lei, visto che adesso siamo sole io e lei.

3. Da dove nasce la passione per la pasta fresca?

Perché non volevo fare le cuoca e non mi è mai interessato avere un ristorante ed essere chef. Volevo essere artigiana, fare un mestiere antico e riportarlo in auge facendolo come una volta, senza macchinari strani o tecniche moderne. Qui in laboratorio usiamo soltanto un’impastatrice e una sfogliatrice, tutto il resto viene fatto a mano come una volta, giorno dopo giorno. Ho imparato a Londra a far la pasta, in un momento in cui volevo cambiare la mia vita. Ero a Londra ed ho imparato li. Ho finito l’Università, son venuta a lavorare a Milano, ma dopo il primo stage ho deciso di andare a Londra e lì sono andata a lavorare in un pastificio di italiani a Shoreditch.Sapevo già impastare, ma lì ho imparato cosa vuol dire farlo ad alti ritmi. Poi però l’esperienza londinese non è andata bene, un po’ per il clima e un po’ per la città e quindi son tornata in Italia a Milano monitorando posti dove poter aprire un pastificio.

4. Il tuo è un laboratorio di pasta fresca, con annesso il punto vendita. Come nasce la tua idea, il tuo progetto.

Monitoravo sempre le varie possibilità, come già detto, ma per me rimaneva più un sogno quasi irrealizzabili. Lavoravo (preferisce non dire dove) e non mi trovavo neppure male. Mi stavo però separando da Fabrizio ed è arrivata questa occasione. Son venuta a vedere il negozio e senza soldi in tasca ho firmato il compromesso…[ride ricordando il momento]…poi sono riuscita ad ottenere il mutuo e adesso ho la mia attività. Adesso è mio. Il lavoro c’è, la richiesta c’è ed è molta, infatti sto pensando di aprire nuove attività. Ho un cuoco, Michele, che mi prepara i ripieni. E’ un carissimo amico : Lo chiamai alle 3 di notte il giorno in cui ho firmato il compromesso dicendo “Ho fatto una cazzata non ho soldi e ho firmato per il negozio”. Michele non ha esitato e mi ha detto “Soldi non ne ho ma se vuoi mi licenzio domani e vengo a lavorare per te”, così è stato.

5. Da quel momento hai composto il tuo staff e avete iniziato a lavorare. Come è stata e come è la risposta dei clienti?

Molto buona, da subito le cose sono andate molto bene. Offriamo prodotti freschissimi e innovativi, ma come li faceva la nonna o la mamma. Quando vengono alcuni clienti anziani a mangiare i tortellini spesso mi fanno i complimenti dicendomi “Sono di Modena e mia mamma li faceva proprio così”. E’ per questa riconoscenza che faccio questo lavoro, vedere le persone contente.

6. Invece i giovani come si approcciano a questi gusti e sapori che sanno un po’ di passato?

Sono tantissimi i giovani che comprano i nostri prodotti, le nuove generazioni sono abituate a queste nuove attività e riscoperte di antichi lavori. Sono più gli anziani a chiedermi “Ma se Lei è laureata perché fa questo lavoro?”. [risate] Si sorprendono che io mi sia messa a fare la sfoglina.

7. Bene Francesca, la tua attività è in piena crescita e il lavoro di certo non manca. Come credi si evolveranno le cose e che progetti hai?

Allora…ho iniziato a Ottobre combattendo la “battaglia” di Natale, tra Cenoni, cene e regali, ma uscendone viva. Con la bella stagione abbiamo iniziato a proporre i pranzi, sarà quindi la novità di far mangiare subito quello che produciamo. Una sfida molto allettante e difficile.

Spero entro il 2020 di individuare un nuovo locale dove realizzare un nuovo pastificio, sempre con il laboratorio per la produzione in proprio dei prodotti. Voglio che si veda sempre la produzione della pasta, che quello che proponiamo è un prodotto fatto a mano, dove viene comprato ma anche fatto dove viene consumato. Direttamente nel laboratorio. E’ la mia passione non posso farci niente.

Love, JM

THISISME

Mi sono presa un po’ di tempo, ultimamente, per pensare e capire che direzione vorrei far prendere a Mother’s Spell, ma anche alla mia vita privata, di donna, mamma, compagna, sorella, figlia e amica. Cosa è davvero importante? Che messaggi voglio davvero condividere? La prima cosa che mi è venuta in mente è la realtà: la vita reale con i suoi alti e bassi.

 Il viaggio in America che abbiamo fatto l’anno scorso mi ha proprio ispirata e mi ha riportata alla mia realtà personale. Sono tornata alle mie radici, in qualche modo, anche se ero lontana da casa, il che mi ha fatto capire che siamo tutti fratelli, sorelle e figli di questo pianeta. Abbiamo tutti la stessa madre, in fin dei conti: Madre Natura; se non siamo collegati a lei, siamo scollegati da noi stessi e dai nostri fratelli in giro per il mondo.

 Mi pare sempre più difficile trovare la vera realtà di questi tempi. Me ne accorgo ogni volta che vado fuori città (il che onestamente –e fortunatamente- è successo spessissimo ultimamente) per un soggiorno in mezzo alla natura; mi collega con qualcosa di più alto e potente del wi-fi. Sento sempre di più che ci manca la realtà, nel nostro mondo fatto di social media

Questa corsa alla bellezza, a collezionare roba in casa e negli armadi sta diventando ridicola. Sto lavorando su una cosa che mi ha spinto in questa ricerca e che presto condividerò, ma per ora vorrei solo parlarne e chiedervi di unire le vostre forze alle mie alla ricerca di qualcosa di nuovo, per essere consapevoli di quanto la situazione ci stia sfuggendo di mano.

 È così facile lasciarsi influenzare e perdere la visione lucida del reale. Trucco, photoshop, labbra finte, seno rifatto e perfino sedere rifatto sono ormai la norma e sembra che la maternità si allontani dai valori e dalle tradizioni che l’accompagnavano in origine. Tornare in forma dopo il parto è diventato più importante che restare a casa, riposare e instaurare un legame con il bambino. Questa pressione folle sull’apparire belle sempre sta diventando un triste standarde vedo le donne criticarsi l’una l’altra, invece di darsi la mano. Sento la mancanza del legame e del vero sentimento di #sorellanza.

Vedo donne di ogni età che postano sui social network foto di sé ben lontane dalla loro realtà e ben diverse dalla faccia con cui si svegliano la mattina. Ovviamente tutti preferiamo postare una foto che ci ritragga nella luce migliore, ma diventare irriconoscibili non è una buona idea. Distruggiamo completamente la nostra autostima quando cerchiamo di raccogliere “like” con qualcosa che non esiste nemmeno.

 Per molti versi sono lieta di non dover tirare su una ragazza di questi tempi, anche se il mio sogno è quello di avere una figlia femmina prima o poi, ed è per questo che voglio rifiutarmi, dire di NO a tutte queste cavolate. Non ci servono tutti questi vestiti sexy che scoprono tutto per attirare l’attenzione! Ci serve un cervello funzionante in salute e un cuore sincero per trovare il senso della vita. Se non ci occupiamo ora di questa faccenda, finiremo per essere molto soli e squilibrati, con una malsana ossessione per cose che non contano nulla. So che di questo hanno già parlato profusamente altre persone nel mondo e ne sono lieta perché non sono l’unica che cerca di migliorare la situazione. Solo, mi rattrista un po’ e mi preoccupa la piega che sta prendendo l’umanità, perché non riesco a vedere alcun cambiamento; perciò ho deciso di iniziare a lavorare su me stessa, nella speranza di creare un effetto domino, visto che sono sicura che è qualcosa che perseguita molti di noi in qualche modo, a volte senza neanche accorgercene.  È facile cadere nella trappola della condivisione costante dei social network! A volte mi rendo conto che sto facendo foto a un tramonto invece di godermelo ed essere in sintonia con le sensazioni che genera in me quando lo guardo, da sola o con la mia famiglia. 

Perciò ultimamente ho pensato seriamente di lasciar perdere i social media, per il senso di frustrazione, di tristezza che mi danno; in qualche modo mi fanno sentire insoddisfatta di quello che ho. Inoltre, spesso mi ritrovo con il telefono in mano mentre i miei figli cercano di attirare la mia attenzione e questo NON VA BENE. Non voglio farmi ipnotizzare dal cellulare mentre mio figlio chiede amore e attenzione.  

Sono cresciuta vedendo donne, in Islanda, vestite molto diversamente in televisione rispetto ad altri paesi del mondo. Senza dubbio erano tutte bellissime, ma mai mezze nude. Semplicemente avevano detto di no. Mi piacerebbe vedere donne forti, in gamba, capaci, che facciano sentire la loco voce e diano un esempio positivo alle bambine. Purtroppo invece vedo in tutto il mondo, Islanda compresa, ragazze che postano foto di pance piattissime, sopracciglia inverosimili, capelli di colori inverosimili e seni inverosimili, tutte nella stessa posa; la cosa si è spinta tanto in là che perfino delle istruttrici di yoga, che dovrebbero usare il loro profilo per attirare la gente a fare yoga, curare il proprio benessere e meditare, hanno iniziato a fare yoga in biancheria intima, tanto per attirare l’attenzione del pubblico! Sapete che vi dico? Sono stanca di tutto questo! Sono stanca della gente che vuole essere perfetta e condivide solo ciò che è perfetto… me compresa.

Non dobbiamo essere tutte uguali per essere perfette. E che cos’è poi la perfezione?!?! Dovremmo accettare la pelle con cui siamo nate. Trattarci con il rispetto che meritiamo, invece di coprirci di trucco. Dovremmo prenderci cura del nostro corpo, per poter sbocciare nella nostra versione più genuina ed unica. Trovare il nostro equilibrio e vivere una vita sana e forte. Siamo autorizzate a commettere fare errori e anche a svegliarci con il viso gonfio. È normale!

 

 

È ora di unirci e ribellarci contro tutto ciò, accogliendoci come siamo, difetti compresi. Vorrei incoraggiare tutte le donne, le ragazze, gli uomini e i ragazzi a postare foto o video in cui appaiono come sono, senza trucco, spettinati, o in situazioni reali, nella fatica di ogni giorno, con l’hashtag#ThisIsMe. Vorrei tanto potervi conoscere davvero come siete, REALI e UNICI, perciò sentitevi liberi di taggarmi@johannamaggy o @mothersspell. Rendiamo reali i social media. E se volete partecipare alla mia iniziativa, stiamo girando dei video da condividere su Mothers Spell per mostrare come #thisisME riguardi tutti. Il vostro momento#thisisME può cogliervi in varie situazioni: maternità, senza trucco, pasticcione, errori divertenti che possono capitare solo a VOI…purché siano reali. Se ve la sentite di aprirci il vostro cuore, siamo qui in ascolto! Mandate foto o video al mio indirizzo me@mothersspell.com . Non vedo l’ora di vedervi in versione VOI. E chiaramente anche voi vedrete molto più di ME in versione ME.

love JM