ABBIAMO BISOGNO DEL TUO SUPORTO

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Era quasi Natale e le ultime notizie non mostravano altro che immagini di bambini in circostanze che NESSUNO di loro dovrebbe mai, mai trovarsi ad affrontare. Mi si è spezzato il cuore, completamente. Pensare a quello che era successo mi ha fatta arrabbiare, mi sentivo triste e furiosa allo stesso tempo perché tutto ciò sta ancora accadendo a causa di azioni compiute dall’uomo.
Ho scritto di getto, su Facebook, una semplice domanda su come potessi aiutare questi bambini: come posso fare la differenza? Sono stata contattata da una delle donne deliziose che lavorano per “Support Syrian Children”. Un’ organizzazione no profit che attraversa Turchia e Giordania per aiutare bambini e famiglie che affrontano questi orribili momenti; negli ultimi 4 anni, ogni mese, hanno raggiunto diversi campi profughi con beni di primo soccorso. 

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Nel mio piccolo ho organizzato diversi eventi per raccogliere donazioni, ma ho sentito che non era abbastanza. Una delle missioni per il mio blog di Mothers Spell era ed è quella di aiutare i bambini che non hanno niente e nessuno.
Dopo uno dei nostri incontri, mi è rimasto il pensiero di tutti questi bambini che vagavano da soli per le strade..mentre i miei figli erano salvi e al sicuro, addormentati nei loro letti. Durante queste notti insonni ho maturato l’idea di costruire un orfanotrofio e sono molto felice di potervi dire che questo progetto si realizzerà. Il 30 maggio farò il mio primo viaggio con Arianna, Presidente di “Support Syrian Children”, per cercare una casa adatta ad accogliere il maggior numero di bambini possibile. Sperando che questo possa essere il primo di molti che costruiremo insieme. Quindi, se puoi farlo, ti chiedo di donare qualcosa…per favore. Oppure inviaci un email con un messaggio d’amore che vorresti dare a questi bambini: li dipingeremo su una delle pareti dell’orfanotrofio. Dobbiamo circondarli con amore, cura e speranza.
Faremo del nostro meglio e ci piacerebbe coinvolgerti.

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Una volta ritornata a casa da questo viaggio, vi racconterò quello che abbiamo realizzato anche grazie al vostro contributo e condividerò tutte le fotografie. Credo davvero che insieme si possa fare di più per sostenerci l’un l’altro, possiamo realizzare cose incredibili che, purtroppo, da soli non riusciremmo a fare.

Children8
IBAN IT89V0521651680000000090881

Love JM 

Photo credit Andrea Palmucci 

 

FESTA DELLA MAMMA

Ho sempre desiderato essere madre. Non vedevo l’ora di diventarlo.

Ho pensato che sarebbe stato incredibile, che sarebbe stato bellissimo, facile e naturale. E in cuor mio, avevo già una forte idea di che tipo di mamma sarei stata. Non avrei mai, mai urlato. Avrei avuto tutta la pazienza del mondo. Avrei baciato, abbraccio e coccolato i miei figli tutti i giorni, ogni giorno. Fatto loro un massaggio ogni sera. Si sarebbero sempre addormentati sereni nella loro cameretta e avrebbero dormito tutta la notte. Si sarebbero comportati bene al ristorante, sarebbero stati seduti composti sul treno e sugli aerei. Non si sarebbero mai comportati male in pubblico perché questo mi avrebbe imbarazzata. Sognavo di avere 6 bambini. Sapevo che avrei affrontato alla grande il viaggio della maternità. Loro non avrebbero mai gridato per strada e non sarebbero mai scappati da me. Avrebbero passeggiato al mio fianco e mi avrebbero tenuto la mano.E credevo che la maternità avrebbe completato la mia vita.
Lo è stato, ma non esattamente come mi aspettavo!
Ho quattro fratelli, tutti più piccoli di me. Ho preso parte alla loro crescita, soprattutto a quella di due di loro poiché ho vissuto i miei primi anni di adolescenza solo con mia madre. Gli altri due fratelli sono dalla parte di mio padre; ho sempre aiutato e ho fatto la baby sitter a tutti: sono stata molto felice di poter essere la loro sorella maggiore. Ad ogni modo, ho una famiglia complicata e molto moderna.
Siamo tutti vicini e per la maggior parte del tempo andiamo d’accordo :

Quindi, mia madre era una mamma sola o, usando la definizione che preferisco, una mamma indipendente con 3 figli; lei è una donna molto forte e ovviamente ha dovuto lavorare molto per portare il cibo in tavola. Così, ci sono stata io per i miei fratelli. Mi sono rifiutata quando si parlava di prendere una babysitter, perché avrebbe dovuto pagare per poterla avere e ho scelto di essere io quella che l’avrebbe aiutata. E ne sono stata felice. Allora ero molto giovane, avevo circa 12 anni, ma credo fossero anche altri tempi. Dopo l’esperienza con i miei fratelli, sempre amando i bambini e facendo lavori di baby-sitting durante l’adolescenza ho pensato che sarei stata preparata per la maternità. Vai tranquilla, mi dicevo. Inoltre, mio malgrado, ero cresciuta e diventata adulta abbastanza velocemente. Ma mi rendo conto che molte persone hanno una storia simile alla mia.
Amo essere la madre dei miei figli, ma non avevo assolutamente idea che sarebbe stato così difficile! E spesso non è come avevo programmato. I miei bambini, a volte, gridano per la strada e piangono in pubblico. È così frustrante e una sorta di incubo: ti senti gli occhi di tutti puntati addosso, come se pensassero che sia colpa tua e ti senti una cattiva madre. Almeno, questo è quello che sento io quando mi succede. Ma ora so che i bambini sono bambini e noi siamo semplicemente esseri umani. Ad un certo punto ho anche avuto la sensazione di provare a dare loro tutto ciò che avevo. Dopo giorni passati a cucinare, pulire, abbracciare, strofinare, lavare, tagliare unghie, asciugare sederini, raccogliere cibo preparato con amore dal pavimento, svegliarmi 100 volte in una sola notte, allattare e la lista potrebbe continuare a lungo, posso solo dire che sì, questa è la vita. Se non altro, per alcuni di noi.

Sapevo che se avessi visto il segno positivo su un test di gravidanza sarei stata felice. Probabilmente avrei pianto di felicità. E’ andata così, essere madre ti porta via la tua vita e te ne da una nuova. Ma non sarai mai più la stessa. Da adesso in poi sei una rock star. Una superdonna. L’hai fatto e farai tutto questo ogni giorno. Le mamme dovrebbero essere amiche, siamo tutte sulla stessa barca anche se nessuna di noi è uguale ad un’altra. Possiamo scegliere di aiutarci a vicenda, invece di giudicare, perché ogni tanto si fa fatica ad essere lucide nel bel mezzo dell’esaurimento e del caos. E alle volte è difficile anche rimanere lucide con tutto questo AMORE PURO e questa felicità totale. Quando i nostri figli ci dicono che ci amano e ci abbracciano. Quando dico a mio figlio più grande che lo sto portando a giocare al parco, soli io e lui, e mi dice SI!! Gli sorride tutto il viso ed è così emozionato.

E ne vale la pena.

Quello che sto cercando di dire è che una buona madre è la migliore, è giusto fare ed imparare dagli errori perché aiuta a crescere. Le mamme sono esseri forti e sanno come combattere; donne come la mia, che fanno tutto da sole. Pensa a che tipo di genitore vuoi essere. A quale tipo di madre vorresti avere. L’essere genitori consapevoli rende i bambini consapevoli a loro volta.

Oggi è la festa della mamma e Mothers Spell, insieme a Call Me Spa, desidera offrire un piccolo trattamento ad una di voi. Un massaggio a domicilio, a Milano, per ringraziarti del duro lavoro, dell’amore e delle cure che riservi alla tua famiglia ogni giorno. Ogni madre ha le spalle stanche e merita un attimo per se stessa. Così, mentre il papà porta i bambini al parco o mentre loro sono a scuola, potrai riposarti un pochino. Porteranno un tavolo da massaggio in modo da poter ricevere questo dolce trattamento direttamente a casa tua, e dopo potrai semplicemente rilassarti e fare un pisolino sotto le coperte 🙂 Inoltre, Mothers Spell ti invierà un’altra piccola sorpresa.

Tutto quello che devi fare è:

condividere questo post e taggare un’altra mamma alla quale potrebbe far piacere ricevere questo regalo e lasciare un commento, anche solo poche parole, su cosa significhi per te essere madre.

Se hai Facebook: mettere mi piace alla pagina di Mothers Spell

Se hai Instagram: seguire il profilo di Mothers Spell

Hai tempo fino alla mezzanotte di domenica 14/05

Verrà premiato il commento più significativo, quello che mi colpirà di più, tra tutti quelli che arriveranno.

La vincitrice sarà contattata privatamente (con un messaggio su Facebook o Instagram) martedì 16/05.

Partecipa, te lo meriti.

Love, JM

UNA CHIACCHIERATA CON AKI

Raccontami un po’ della gravidanza, com’è stata questa esperienza per te?

Ho avuto un po’ di nausee mattutine. E, durante i primi mesi, questa sensazione è stata difficile da accettare perché sono una persona che ama mangiare ed ero tremendamente arrabbiata che il mio corpo rifiutasse il cibo. Soprattutto perché in quel periodo ero in Sicilia e lì, ogni cosa è buona e molto saporita. Le mie voglie erano di cibo giapponese e di cibo ligure. La famiglia della madre di mio marito proviene dalla Liguria quindi conosco bene i loro piatti ed, inoltre, li trovo molto leggeri. Dopo i primi tre mesi però, sono stata di nuovo bene. Ma credo anche di essermi un pochino annoiata e ammetto di non essere una di quelle persone che ama essere incinta. Voglio dire, ci sono molte donne che amano davvero questo periodo ma io credo di non essere una di loro. Non ero propriamente eccitata da tutto questo. Mi piace di più l’essere madre.

Come è stato il parto?

Beh, lui non si è mai girato a testa in giù, è sempre stato rivolto verso l’alto, a destra. E nonostante abbia provato di tutto (due corsi di preparazione al parto, strofinamenti, massaggi e così via) sapevo già due mesi prima del giorno della presunta nascita che avrei dovuto fare un cesareo e non ho sentito su di me la pressione di un parto naturale. Scommetto che se mi fosse veramente interessato, se fossi stata molto più forte e insistente per la sua nascita in modo naturale avrei potuto riuscirci, forse. Chi lo sa? Ma sono un tipo pratico, faccio quello che devo fare. Immagino che dipenda dal desiderio che ognuno di noi ha.

Qual’è stata la sensazione quando hai incontrato Mattia per la prima volta?

Ricordo che ho pensato che fosse estremamente bello 🙂 Un bel bambino sano.

Come è stata l’esperienza ospedaliera per te?

Eravamo a Zurigo e mio marito è italiano, quindi se chiedete a lui vi dirà che era come stare in un hotel a 5 stelle. Ma per me è stato troppo, ogni 20 minuti / mezz’ora passava l’infermiera a chiedere se avessi bisogno di qualcosa e così via. Volevo solo avere un po’ di pace e rimanere da sola;  una donna, addirittura, si è arrabbiata con me perché avrebbe voluto parlare e parlare delle sue esperienze ma io volevo solo riposare e rimanere da sola e si è un pochino infastidita ahahahah. Avevo inoltre la sensazione che non fosse estremamente intelligente, quindi cercavo solo pace e tranquillità.

(Aki fa una pausa per farci assaggiare il vero tè verde, originario di una città del Giappone meridionale da dove proviene la sua nonna che ha 102 anni. Aki dice che in Italia, la gente, può vantarsi di avere un’intensa relazione con l’olio d’oliva o la mozzarella e, in Giappone, questo accade con il tè. Molte conversazioni possono basarsi su quale città abbia il miglior tè verde del Paese. Devo ammettere che questo tè, arrivato dalla città della nonna di Aki, è il migliore che abbia mai bevuto.)

Hai allattato?

Sì, per sette mesi e mezzo. Non ho mai avuto molto latte. Ho dovuto lavorare duramente per mantenerlo. Ho bevuto un sacco di tè, mangiato bene e molto. Ma è un periodo incantevole e so che sono fortunata per essere riuscita a farlo. È anche davvero comodo ma di negativo c’è che il papà, in questo, non può essere molto d’aiuto e per mio marito era la scusa per dire: “Oh no, ha bisogno di te, è fisiologico!” (Aki lo racconta ridendo)

Qual è stato il primo pasto di Mattia, dopo il latte materno?

Penso che fosse una mela, se ricordo bene; preferisco sempre cucinare io, quel che mangiamo. Certo, uscire ogni tanto a pranzo o a cena è bello, ma in generale amo così tanto il cibo che preferisco cucinare. Per Mattia credo abbia senso prepararlo fresco ogni volta, mia madre ha fatto così per me ed io faccio lo stesso per lui.

Qual è la cosa che preferisci dell’essere mamma?

E’ davvero una bella domanda e ci stavo giusto pensando l’altro giorno, ma è difficile rispondere. Forse una delle cose più importanti che sento è che attraverso di lui rivivo il tempo dell’infanzia. E sono anche davvero orgogliosa di aver creato un essere umano.

Qual’è la cosa più difficile, invece, dell’essere mamma?

Farlo addormentare. E’ davvero una cosa che mi fa arrabbiare, sai? In un modo che mi fa sentire così frustrata.

Mi sento spesso come se fossi il sacco da boxe di qualcuno, ed è qualcosa che capisco profondamente perché, allo stesso modo, ho usato anch’io mia madre come paracolpi. Ma un fatto molto interessante che vorrei dire è che sono stata cresciuta più da mio padre che da mia madre. Mia madre era colei che lavorava, nella mia famiglia.

Devo ammettere che, da quando siamo amiche, ho il privilegio di assaggiare il tuo cibo, pensi che tuo marito sappia quanto sia fortunato ad avere una moglie che è anche una grande chef?

Mmm penso che se lo possa dimenticare, ma credo che ogni uomo dimentichi spesso quanto sia incredibile la sua fidanzata o sua moglie. Ma è anche cresciuto senza fratelli e credo che, in generale, le persone che non hanno fratelli vengano cresciute in modo un po’ diverso.

Qual è il tuo piatto preferito, da cucinare a casa, per la tua famiglia?

Quando cucino, la cosa più importante per me sono i cibi stagionali. Seguo veramente le stagioni quando si tratta di cibo.

Adesso, per esempio, sono appassionata delle Barbe di frate (agretti). Sono anche molto influenzata dal cibo italiano e devo dire che da quando vivo in Italia sto esplorando molte ricette nuove (“tradizionali”).

Com’è l’essere per metà giapponese, in Italia?

Onestamente, è un’ esperienza molto, molto interessante; forse posso paragonarla all’essere un uomo nero in Asia. La maggior parte delle persone suppone che io sia cinese. Ad esempio, una volta, mentre camminavo con mio figlio (aggiungo che sono metà svizzera, metà giapponese e mio marito è italiano, quindi mio figlio è un mix di etnie) un uomo di circa 45 anni mi ha chiesto se facevo la baby-sitter o se facevo le pulizie in casa. Forse lo capirei se fosse stato un uomo più anziano, ma a 45 anni…non so cosa pensare. Nel 2017 le persone di tutto il mondo sono ovunque.

Come è la storia d’amore tra te e Francesco?

Siamo andati nella stessa scuola giapponese e l’ho visto nell’area esterna della scuola, un giorno, mentre stava giocando a calcio. Giocava molto intensamente ed è raro, in Giappone, vedere qualcuno giocare rischiando di farsi male. Ma visto che sono molto ribelle, sono riuscita a percepire in lui la stessa cosa che era in me, così ho iniziato a parlarci. Siamo diventati amici. Circa tre anni più tardi ci siamo incontrati a Parigi e siamo diventati “amici con dei vantaggi” senza mai aspettarci nulla l’una dall’altro, per circa 6 anni. Poi, un giorno, è venuto a trovarmi a Zurigo e abbiamo iniziato a considerare la possibilità di essere più di due semplici amici. Dopo tre anni di relazione esclusiva, ci siamo sposati.

Ora sei una madre che lavora, hai la tua attività. Come equilibri il tuo tempo?

In realtà, in un modo molto comodo. Posso organizzare il mio programma. Mi sento molto fortunata ad avere un lavoro. Offro prodotti giapponesi ai negozi europei. Ho iniziato con un sacco di borse e adesso ho molti altri prodotti: accessori, portafogli, bambole fatte a mano per i bambini e quest’anno ho anche iniziato con la porcellana. Tutto direttamente dal mio negozio online – japanproxy.ch – dove ogni mio prodotto è a disposizione di tutti.

Vorresti avere altri figli?

Per circa il 67% sì, ma sto anche molto bene con uno solo. Mi piacerebbe vedere Mattia con un fratello, ma ho già 37 anni e vado per i 38, quindi credo di non avere più molto tempo.

C’è qualcosa che credi sia molto importante per crescere un bambino?

Cerco di essere molto aperta a ciò che è importante e a cosa non lo è. Per me personalmente, vorrei che fosse una persona felice, che si goda davvero la vita, ma credo che questo sia molto personale. Sono una mamma molto entusiasta, amo mostrargli gli animali ed a volte sono più emozionata di lui. Amo dipingere e colorare insieme. Mi sento davvero di essere di nuovo bambina, con lui.

Tu e tuo marito siete entrambi molto artistici e creativi?

Sì, credo proprio di sì. In passato sono stata una fotografa e una fioraia. Amiamo entrambi l’arte e andiamo spesso nei musei. Siamo anche appassionati di lingue e ne parliamo 5. In realtà, mio marito quasi 6. Mattia ne sente 4, parlate in casa: svizzero-tedesco, italiano, inglese e giapponese.

Posso chiederti qual’è la cosa più difficile per una coppia, quando si diventa genitori?

È così difficile avere una conversazione. Ci sono tanti momenti in cui i bambini amano urlare o piangere: è anche un modo per torturare qualcuno, urlando per ore e ore. A volte Mattia vuole solo la nostra attenzione e non possiamo fare altro, mi sento come se le nostre conversazioni siano sempre interrotte.

Dove ti piace acquistare i vestiti di Mattia?

Preferisco soprattutto negozi di seconda mano perché i bambini crescono così in fretta. Inoltre, cerco di evitare di sostenere aziende come H&M, Zara ecc. Rispetto molto i designer, l’ambiente e le piccole aziende indipendenti.

Qual è la tua cosa preferita nel vivere a Milano?

Devo dire che Chinatown, qui, è davvero unica e fantastica. Mi piace veramente. È un mix tra Cina e cultura europea. Inoltre, Milano è molto conveniente geograficamente, una città internazionale con possibilità di partenza verso tutto il mondo.

Dato che sei una donna con ambizioni ed energie molto positive e mi hai aperto gli occhi su molto aspetti, mi chiedo se c’è qualcosa che ti piacerebbe aggiungere per i nostri cari lettori?

Beh, c’è un detto che dice che i nostri figli siano il futuro, quindi sì 🙂

Immagino la consapevolezza del cliente, il conoscere dove vengano prodotte le cose che acquistiamo: controllate il tag ” Made in…” ?

I nostri nonni acquistavano prodotti di alta qualità che siamo felici di ereditare perché avevano e hanno ancora valore. Non è più il modo con il quale la nostra generazione fa shopping. Quello che compriamo finirà nel cestino. Investiamo poco e così, lasciamo crescere montagne di rifiuti. Cambiamo le nostre abitudini in “acquista meno e più di valore” per i nostri figli e il loro futuro.

Buoni prodotti, come quelli dei tempi dei nostri nonni, esistono e vengono ancora prodotti, ma non li troveremo né da H&M o Zara, né in qualsiasi altro negozio. Infatti, sono cose anche molto costose; vi consiglio questo video: http://storyofstuff.org/movies/story-of-stuff/ (andate direttamente al minuto 8 del video) dove viene spiegato che niente può essere così a buon mercato senza sfruttare il terzo mondo (o altri luoghi). Investire in qualcosa di più prezioso può darci un nuovo apprezzamento delle cose. E potremo passarle, poi, ai nostri nipoti.

Ho iniziato a distribuire prodotti dal Giappone. Un paese in cui l’alta qualità della produzione manifatturiera è una parte essenziale della nostra cultura e, soprattutto, i diritti umani e dei lavoratori sono rispettati e non vi è alcun lavoro minorile coinvolto.

Vorrei ringraziare soprattutto Aki, per la sua onestà sulla maternità. La sincerità porta sempre con sé coraggio. Trovo conforto e ispirazione nelle sue parole e nei suoi modi. Auguro a voi e alla vostra bella famiglia tutto il meglio.

Se siete interessati a visualizzare i suoi prodotti giapponesi potete trovare tutto qui, su:japanproxy.ch

Love, JM

 

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LETTERA DA UNA MAMMA

Una settimana fa ero a Londra per un progetto di Mothers Spell: un viaggio durato tutto il fine settimana con la possibilità di fare alcuni meeting importanti per il mio lavoro. Ero li da sola, per due giorni, senza la mia piccola famiglia. Beh..è stato stranissimo! Qualcosa di così straordinario ma allo stesso tempo disorientante. Non avevo idea di cosa fare, da sola, con me stessa. Ho cominciato a camminare, a gironzolare cambiando continuamente direzione e cercando di organizzare la mia giornata. Ma non avevo idea di come pianificare un giorno intero senza aver alcun vincolo e con così tanto tempo libero. Dopo un primo pomeriggio passato tra passeggiate e riflessioni, idee per Mothers Spell e sulla maternità in generale,  pensando alla mia famiglia mi sono resa rendo conto che il concetto più forte nella mia mente era la maternità. Quanto fanno le madri ogni giorno e per quanto lo abbiamo fatto nel tempo.

Mi sono ricordata delle mie due nonne, donne incredibili, che hanno lavorato così duramente durante tutta la loro vita; hanno cresciuto rispettivamente 5 e 4 figli, con poco più di un anno tra uno e l’altro. Sono rimaste a casa e allo stesso tempo hanno continuato a lavorare. Sono entrambe molto forti e capiscono tutto ciò di cui parlo quando mi racconto. Sanno sempre dare i consigli migliori e quando chiedo loro come hanno fatto a fare tutto questo mi sorridono in un modo così dolce e rilassato dicendomi: “Johanna, non ne ho idea, ho fatto solo ciò che andava fatto.” Ed è questo che stiamo facendo, ancora. Ogni madre, in tutto il mondo. Le mie nonne hanno entrambe combattuto per i diritti delle donne attraverso gli anni, insegnandoci a diventare delle buone persone e a sfruttare al meglio ogni momento; amandoci e raccontando le storie di come si viveva ai loro tempi. Ascoltando i loro racconti e vedendo i cambiamenti di pensiero avvenuti nel corso degli anni nei confronti di donne e madri, sento di voler continuare a combattere per i nostri diritti. Poiché siamo nel bel mezzo di enormi cambiamenti ed esistono molte possibilità di miglioramento. Sono grata a queste donne così belle e potenti per tutto ciò che hanno fatto.

Anche la mia mamma è una donna molto forte. Ha realizzato davvero tanto e completamente da sola. Senza nessun uomo al suo fianco e tutto quello che ha fatto lo ha ottenuto lavorando duramente. So bene che là fuori esistono molte donne con uomini accanto, ma sono sempre loro a gestire le cose: donne, madri.

Sabato mattina ero nella mia stanza, a Londra; ero concentrata e cercavo di raccogliere tutti i miei pensieri. Ho fatto un piccolo video in Instagram chiedendo a tutti di fare una riflessione sulla maternità e ho chiesto quale significato avesse avuto per ognuna di voi. Ho ricevuto molte e bellissime e-mail e vi ringrazio davvero per avermele scritte, sono state di grande aiuto. Una in particolare mi ha colpito, ho in qualche modo sentito ciò che questa madre ha provato. Le ho chiesto se potevo pubblicarla qui e lei ha acconsentito.

Ecco qui la sua lettera,

Ho appena visto il video su Instagram, in cui si parla di maternità..e ho deciso di condividere la mia piccola esperienza.

Ho un bellissimo bambino che avrà 1 anno a marzo e l’unica cosa certa che sentivo nella mia vita era che sarei voluta diventare mamma.

Mi sono preparata a questo ruolo per anni (se ci si può davvero considerare preparati a tutto questo!!) leggendo libri, facendo la babysitter e parlando con altre mamme; e dentro di me è cresciuta l’idea di che tipo di madre sarei stata.

Una mamma calma e attenta, consapevole del suo ruolo. Un tipo di educazione che non ho sperimentato nella mia vita e che non è molto comune nel luogo dove vivo.

Credo che negli ultimi 10 anni la maternità sia molto cambiata: a differenza delle nostre nonne o delle nostre madri, noi, scegliamo di esserlo e possiamo anche scegliere che tipo di madri diventare. Credo che un tempo, le donne, fossero meno consapevoli del risultato delle loro azioni e anche meno interessate all’educazione.

Non che non amassero i loro figli, certo, ma penso che si chiedessero molto poco riguardo a cosa fare con i bambini: facevano esattamente ciò che le loro madri avevano fatto con loro.

Al giorno d’oggi abbiamo internet, abbiamo tante informazioni circa la maternità, leggiamo i blog ed entriamo in contatto con altre culture.

Questo è positivo, ma anche molto stressante. Abbiamo così tante aspettative riguardo noi stesse e la nostra vita, e, a volte ci sentiamo sopraffatte.

E sì, come dici tu, ci viene riconosciuto così poco per il nostro lavoro. O meglio, veniamo pagate ogni giorno con l’amore, i baci e i sorrisi dei nostri piccoli, che è la miglior retribuzione che avrei mai potuto chiedere.

Ma la società non sostiene la maternità.

Prima di avere il mio bambino lavoravo a tempo pieno, ma dopo la sua nascita ho capito che non avrei voluto continuare a lavorare tutto il giorno.

Avrebbe significato stare lontana da lui dalle 8 del mattino alle 18.30 di sera.

E lui avrebbe trascorso tutta la sua giornata con qualcun altro; un’altra persona avrebbe visto i suoi sorrisi, lo avrebbe tenuto il braccio, lo avrebbe fatto addormentare e sarebbe stato il viso di quella persona che lui avrebbe visto, svegliandosi.

Non avrei potuto sopportarlo.

Ho chiesto una riduzione di orario (non potevamo permetterci di vivere con il solo reddito di mio marito) e me lo hanno negato. Il mio capo ha detto che le madri non fanno bene il loro lavoro, sono sempre a casa perché i bambini sono malati e non si concentrano più come prima.

Ero ad un bivio: lavorare a tempo pieno o licenziarmi.

Ho deciso di licenziarmi.

E nessuno, tranne mio marito, è stato al mio fianco. Ogni persona con cui ho parlato pensava che stessi sbagliando, che stessi facendo un enorme errore e che non avrei mai potuto trovare un lavoro part-time. Nessuno capiva le mie ragioni anche se erano molto semplici: volevo solo stare con il mio bambino. Non l’ho dato alla luce per farlo crescere senza di me. So che tante madri lo fanno ma penso che sia molto triste.

Quando ho sentito le tue parole su Instagram ho pensato solo a questo: è vero. Il lavoro di una madre è sottovalutato. Se una donna sceglie di essere madre e di stare con i suoi figli è automaticamente una fallita. La nostra società ci vuole madri lavoratrici, madri perfette e partner amorevoli. Penso che sia una grande trappola. La società non capisce quanto sia importante il nostro lavoro quotidiano: stiamo crescendo la prossima generazione e se vogliamo che siano meglio di noi dobbiamo essere presenti.

Questo è quello che penso e mi dispiace aver scritto tanto, ma credo che si possa capire cosa intendo.”

Ho scoperto che questa mamma è anche un blogger:

www.mindfulmammablog.blogspot.it 

Spero che troviate un po’ di conforto nelle sue parole, se vi trovate nella stessa situazione.

Credo che Ie madri siano le migliori lavoratrici perché riescono a fare così tanto, in poco tempo.

E facciamo davvero molto, ogni giorno. E’ ingiusto pensare che se ci prendiamo un po’ di tempo dal lavoro per stare con i nostri figli e per non perdere momenti importanti della loro crescita, diventa poi così difficile trovare un nuovo posto di lavoro. Essere madre è una cosa positiva. Abbiamo bisogno, infatti, di più madri nei lavori più importanti. Mi piacerebbe vedere più madri come presidenti. Ma, fino adesso, niente ci ha ancora fermate.

Spero di vedere presto questo cambiamento, nel nostro mondo. Criticare meno il prossimo e spingerci in avanti. Guardare in alto, lontano e raggiungere l’obiettivo!

Love, JM

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SOSTENERE LA MATERNITÀ

Se c’è una cosa che ho capito diventando madre è che questo, senza alcun dubbio, è uno dei lavori più sottovalutati al mondo. E non è
cosa da poco, perché credo sia uno dei più importanti. Come madri stiamo crescendo quello che sarà il futuro, la prossima generazione. Stiamo crescendo esseri umani che sarebbe meglio diventassero delle buone persone, un giorno, poiché sono coloro che ci aiuteranno a cambiare il mondo! (E, di questi tempi, potremmo averne davvero bisogno).

Una madre porta sulle sue spalle molta pressione, è un super eroe multitasking che spesso riceve poco o, addirittura, nessun aiuto.

Quando ho dovuto prendere una pausa dal lavoro per stare a casa con il mio primo figlio (e dopo soli 20 mesi il secondo) mi è capitato spesso di sentirmi dire: “Ah ok, sei SOLO una mamma casalinga, buon per te!”. Detto con sufficienza, poco interesse e continuando la conversazione
come se nulla fosse. Quello che più mi ha sconvolto di questi episodi è che il più delle volte sono state altre donne a rivolgermi questa frase. Madri che lavorano a tempo pieno. Le stesse che hanno iniziato a lavorare solo 3 settimane o pochi mesi dopo il parto.
Sono quasi sicura che se avessero avuto il giusto sostegno per rimanere a casa con i loro bambini avrebbero colto questa opportunità.
Non avrebbero dovuto caricarsi il senso di colpa per non essere in grado di fare SOLO le mamme per quel momento della loro vita, ed essere in pace. Questo mi spezza il cuore. Una madre che vorrebbe SOLO avere la possibilità di rimanere a casa e prendersi cura del suo neonato.
I piccoli hanno bisogno della loro mamma e noi abbiamo bisogno di poterci essere. Sarò sincera, questo argomento mi tocca profondamente.

La vita a volte assomiglia ad una gara tra adulti che competono tra loro per il titolo di “chi sta avendo una vita migliore” e credo che i nostri figli stiano soffrendo a causa di questo. A soli 3 mesi, ma spesso anche prima, vengono lasciati all’asilo nido o con la baby-sitter per molto tempo. Mamme lavoratrici, sappiate che vi rispetto molto e per favore non fraintendete quello che sto dicendo.
Il mio unico interesse è quello di far emergere un bisogno troppo importante: la nostra società dovrebbe sostenerci molto di più nei primi anni di vita dei nostri figli, così come negli ultimi. Avere l’opportunità di lavorare ma anche essere in grado di dare ai nostri figli il nostro tempo. Se avessimo più donne in politica, con incarichi importanti al governo e nella gestione della nostra società, credo fermamente che ciò si potrebbe realizzare. Come donne siamo naturalmente più forti degli uomini: siamo in grado di destreggiarci meglio e sappiamo essere multitasking.

Come molti di voi già sanno, io vengo dall’Islanda. Un paese dove le madri ottengono molto supporto in confronto a molti altri Stati.
Solitamente una mamma sta a casa per i primi 9 mesi di vita del suo bambino e le è garantito uno stipendio, seppur minimo. La cifra che riceve dipende comunque dalla posizione, dallo stipendio stesso o dal fatto che stia ancora studiando. Purtroppo, la maggior parte delle volte questo denaro è molto lontano dall’essere sufficiente per mantenere a galla una famiglia, ma è pur sempre qualcosa. Ci sono le possibilità per migliorare e spero che nel prossimo futuro si riescano ad ottenere maggior supporto finanziario e migliore sostegno emotivo.

Sono sicura che quasi ogni madre vorrebbe rimanere a casa con il suo neonato, almeno per i primi 9 mesi della sua vita e prepararsi piano piano al rientro al lavoro. Il fatto che ciò non sia possibile mi fa credere che ci sia qualcosa di molto sbagliato nel nostro sistema.

La maternità è un’attività multitasking costante e la nostra mente non si riposa mai. Ci sentiamo sempre colpevoli e se qualcosa va storto
diamo la colpa a noi stesse. Tutto questo può essere emotivamente faticoso. Poi, naturalmente, è anche un lavoro meraviglioso perché amiamo i nostri figli così tanto che ogni singolo momento diventa qualcosa di unico e speciale anche se quasi tutti i giorni sembrano essere uguali. Inoltre penso che dovrebbero essere pagate e sostenute le maternità precoci. Sono poi certa che semmai fossero gli uomini a doversi prendere cura dei loro bambini e dovessero allattarli, avrebbero molto più tempo dal lavoro sia per recuperare che per passare del tempo con loro. Se le madri, e le famiglie in generale, avessero più sostegno da parte della nostra società, credo fortemente che il mondo sarebbe un posto migliore. I bambini sarebbero più felici prima di tutto perché lo sono anche le loro mamme. Potrebbero permettersi di essere orgogliose del SOLO essere madri casalinghe e non si sentirebbero costantemente giudicate per questo. Di conseguenza i padri sarebbero soddisfatti e tutta la famiglia vivrebbe in pace e a proprio agio. Ne gioverebbe in tranquillità l’intera atmosfera familiare.

Essere una giovane famiglia è faticoso. Lo si diventa con poco o nessun sostegno; si comincia una nuova vita e, da madri e padri, vi scoprite persone completamente nuove. So bene che tutto questo è così da generazioni, quindi per noi adattarsi dovrebbe essere naturale. In molti casi è così, ma a volte no e non dovrebbe esistere vergogna associata a questo…siamo umani. Anche per coloro che riescono ad adattarsi naturalmente a questo cambiamento e vivono beati nel loro nuovo ruolo, la genitorialità può essere comunque uno shock e richiede molto supporto. Durante questo periodo è estremamente importante che i nuovi genitori siano la roccia l’uno dell’altro; ora questa piccola
persona è vostra e la responsabilità ricade su entrambi.

E’ molto importante rimanere uniti e sostenersi a vicenda. Se vedi costantemente il tuo partner impegnarsi, allora ti sentirai meglio, ancora più amata e così sarà anche per il vostro bambino. Ricordati che nonostante sia ancora piccolo egli capisce ogni emozione presente
in casa.

Questo argomento è molto delicato, ma unisce i cuori di molte mamme. Ho sentito che era il momento di aprirmi a questo tema, in assoluta libertà e senza alcun giudizio. Basta semplicemente provare a sostenersi a vicenda senza timore di critiche, fare piccoli ma importanti passi per rendere il nostro mondo, e quello dei nostri figli, migliore. La domanda è: cosa possiamo fare per realizzare questo cambiamento??

Love, JM

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