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Come ogni sera, ho raccontato le fiabe della buonanotte ai miei figli prima di andare a dormire; eravamo sotto le coperte e abbiamo letto quattro libri invece di uno solo. Quando ho spento la luce, prima di uscire, ho cantato alcune ninne nanne e ho accarezzato dolcemente le loro piccole schiene, i loro visi addormentati. Quella sera c’era qualcosa di diverso: ho dedicato più tempo e pazienza rispetto al solito.
Il giorno successivo sarei partita per la Giordania; ero molto nervosa ed emozionata, nel ripetere ai miei bambini quanto li amassi. Si sono mescolate tantissime sensazioni diverse, pensavo alla mia sicurezza, a quello che avrei visto e a come sarei riuscita ad affrontarlo. Ero preoccupata per quei bambini, pensavo a come avrei potuto guardare queste persone negli occhi e a come sarei riuscita a lasciarmele alle spalle, una volta ripartita. Come madre di due figli ero sicura che il mio istinto avrebbe spinto per portarli tutti a casa con me. E poi ancora tanta rabbia, tanto dolore. Questa ridicola follia va fermata. Queste persone sono nate per vivere dignitosamente, come stiamo facendo tutti noi e invece sono bloccate in situazioni nelle quali nessuno dovrebbe mai trovarsi.
Molti di voi conoscono già il mio rapporto con l’organizzazione chiamata “Suppor Syrian Children” : finalmente ho potuto fare il mio primo viaggio con loro per portare beni di primo soccorso ai bambini e alle famiglie siriane scappate da una guerra che era ed è ancora totalmente fuori controllo. Sembra che non esista più alcuna umanità e che la vita non abbia più significato. Mi ritrovo a chiedermi di continuo come possa succedere tutto questo, perché non sia possibile aiutare di più e perché non si riesca a fermare questa follia. So che molti altri si stanno chiedendo esattamente la stessa cosa.


Il presidente dell’organizzazione Arianna Martini mi ha detto che Amman, in Giordania, è un luogo abbastanza sicuro; siamo entrambe madri e dobbiamo stare attente a dove andiamo. Negli ultimi quattro anni, ogni mese, è stata in diverse aree che circondano la guerra. È l’immagine di una donna forte e coraggiosa. Credo che abbia rischiato la sua vita molte volte, facendo del suo meglio per portare assistenza a tanti bambini e famiglie bisognose. Il suo cuore è sempre lì, con tutti i bambini che ha aiutato, anche quando torna in Italia e ricomincia a lavorare a tempo pieno e si prende cura dei suoi due bellissimi bambini.

In questo viaggio ci ha accompagnato anche il dottor Marino Andolina: un pediatra che negli ultimi 20 anni ha fatto il volontario nelle aree di guerra e penso l’uomo più incredibile che io abbia mai incontrato.

Francesca Ghirardelli, una giornalista freelance per riviste e giornali nazionali. Ha anche scritto un libro: la storia di una ragazza, Maxima, che è dovuta scappare dalla Siria e il suo incredibile viaggio.

E Luigi Lapi, che lavora come perito. Un uomo dal cuore immenso e che ora parteciperà al nostro nuovo progetto: una bella casa per queste vittime di guerra, per le mamme in difficoltà e per gli orfani. Questo è stato il suo primo viaggio ma so che ritornerà ancora.
Io lo dico sempre, insieme siamo più forti. E quindi insieme a tutti loro mi dedicherò, ora più che mai, a fare il possibile per fare la differenza e a dare a queste persone una voce nel mondo. Qualcosa di concreto quando ci viene chiesto il perché nessuno li aiuti. Mi domando: il nostro mondo è pieno di persone, anche potenti, ma allora perché ci sono ancora bambini abbandonati, sporchi, terrorizzati, traumatizzati, affamati, soli per la strada o nel deserto al buio..tutto il giorno e per tantissimo tempo? Cosa succederebbe se questo capitasse a noi, cosa faremmo in questa situazione? Tutto quello che farei sarebbe sperare. E pregare per ricevere aiuto.
E’ molto difficile scrivere tutto questo, vorrei dire così tanto e allo stesso tempo spiegare bene ogni singola cosa che ho visto e sentito. Ma, sinceramente, non so come fare. Sono rimasta su questo articolo per giorni, mentre la mia mente e il mio cuore sono lì, spinti verso i campi dei rifugiati. Non vedo l’ora di ritornarci.
In questo articolo vedrete foto e video del viaggio. In ogni tenda visitata abbiamo ricevuto un’ospitalità incredibile, amorevole e inviti a restare per cena. Queste persone sono immensamente grate e pronte a darci tutto quello che hanno, al di là di ciò che portiamo loro. Hanno voglia di parlare con noi, di condividere insieme una risata, abbracci, storie, sentimenti e lacrime. I loro occhi sono grandi e saggi. Avrei voluto scoppiare a piangere ogni volta che i miei occhi incontravano quelli di un bambino. Troppo dolore e tanta speranza.
Ora stiamo lavorando seriamente per costruire un riparo, un rifugio per delle mamme ma soprattutto per gli orfani. Un luogo sicuro, pieno di speranza e di amore. Insieme siamo più forti. Se avete la possibilità di donare, fatelo sul numero che vi lascio scritto qui sotto.
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Love, JM

