Mi chiedo spesso se passione e creatività si possano fondere con progettualità e serialità in ambito artigianale e ho trovato la risposta in Valeria e Davide. Mantenendo una forte identità artigianale prestata all’impresa e con l’aggiunta di tanto divertimento hanno dato vita a Kiddin.

Grazie al tempo passato con Valeria sono riuscita ad entrare in un progetto che va oltre l’oggetto pensato e realizzato per i bambini, supera il lato altamente qualitativo ed estetico ed arriva sino alla formazione del bambino che da fruitore dell’arredo ne diventa vero protagonista grazie all’utilizzo attivo che ne può fare, arrivando a trasformarsi in Capitano Coraggioso o Indomito Aviatore.

Ciao Valeria, chi sono i fondatori di questo progetto e come nasce Kiddin?

Ciao! Io e Davide siamo per prima cosa due grandi amici da tantissimi anni, dai tempi dell’Università. Io ho studiato Architettura e Davide Design Industriale, entrambi al Politecnico di Milano. Inoltre abbiamo lavorato insieme per ben 15 anni in una società fondata da noi, che faceva progettazione e realizzazione di arredi con materiali di recupero. Da tutto questo puoi capire come Kiddin sia tranquillamente il figlio della nostra amicizia e delle nostre esperienze. Avevamo voglia di confrontarci con temi legati all’innovazione del progetto, passare dal lato puramente artigianale del “pezzo unico” alla produzione seriale facendo prodotti di design belli a costi contenuti.

La nascita di Kiddin avviene in una fase delicata delle nostre esistenze, spinti dall’idea di metterci alla prova da un punto di vista progettuale oltre che realizzativo, facendo un progetto figlio di questi tempi.

C’è però anche un lato romantico, “una prima volta”…infatti la primogenita di Davide, che ha due bimbi, chiese un letto a forma di aereo e da lì si cimentò in due prototipi per Kiddin e poi…

Da dove arriva il nome?

Per noi progettare e realizzare prima di tutto è un gioco. Vogliamo che i nostri prodotti diventino un motivo di gioco per tutta la famiglia, per chi lo costruisce e per chi lo vive. Il nome “kiddin” in inglese esprime proprio la voglia di “prendersi in giro”, concedimi il termine, di “bambineggiare”.

Inoltre tengo molto al fatto che Kiddin nasca da una grande amicizia e da esperienze professionali che ci hanno preparato a questo passo, un po’ come un nostro figlio.

Tu vivi tra la Puglia e Milano e Davide a Milano. Come sono i vostri “processi produttivi”?

Una nostra grande sfida è stata proprio questa. Per quanto mi riguarda avevo sin da subito l’intenzione di trasferirmi in Puglia mentre Davide vive a Milano. A 40 anni e dopo 15 anni di esperienze di produzione artigianale anche la possibilità di gestire in remoto e a distanza i progetti ci ha stimolato. E’ stato molto interessante confrontarci con la dimensione seriale ed industriale di prodotto, che ci sembra di poter gestire e sviluppare meglio. Ci interessa molto questa nuova concezione di questo prodotto che viene realizzata da terzi e di cui ci occupiamo soltanto della progettazione se non per casi particolari

Avete una produzione esterna?

Sì, abbiamo scelto una ditta terzista in Abruzzo (strategicamente al centro del Bel Paese per raggiungere meglio ogni regione) e crediamo molto nella non stanzialità del fare impresa all’interno di una società liquida e multiculturale come quella attuale.

Lavorare in questo modo vi consente di avere anche maggiori spazi “vostri”. Un concetto e una ricerca che si ripete anche nei vostri prodotti?

Ciò che vogliamo trasmettere con Kiddin è una cosa che abbiamo sempre fatto dal punto di vista lavorativo, ovvero realizzare ogni immaginario senza paure. Io e Davide non ci siamo mai spaventati di nulla, da artigiani prima e da progettisti ora. Abbiamo deciso di lavorare con i bambini perché crediamo sia un terreno fertile da un punto di vista progettuale per la dimensione del gioco, molto più che gli altri ambienti della casa. Questo è stato un po’ il motivo di spinta. Quando ideiamo i nostri progetti ci vogliamo sempre spingere oltre rispetto ai canonici modi di lavorare, con la sfida di renderli oggetti utili a un bambino, eco-compatibili, divertenti e anche belli. Crediamo nel movimento, nel gioco e nel far vivere la camera da letto al bambino a 360 gradi. I nostri progetti sono luoghi dove i piccoli possono studiare e riposare ma anche e sopratutto immaginare, sognare, pensare di essere piloti o capitani, utilizzando la fantasia con elementi istruttivi e stimolanti.

Come vedi Kiddin proiettato negli anni?

La sfida è grande perché da artigianale tutta la nostra attività è proiettata all’industriale, maggiore é la serialità industriale del prodotto maggiore è l’impegno ad per rendere tutto il più preciso e puntuale possibile, contenendo i costi mantenendo grande qualità ed estetica. Siamo quarantenni e quindi figli di una “generazione Ikea” che da 20 anni ci fa convivere con le brugole e il “do it yourself”. Anche i nostri prodotti sono e saranno pensati e concepiti per essere sempre più facilmente montabili e permettere ad ogni genitore di montare un letto a forma di aereo o barca per i propri figli.

Da sempre per tutti i nostri arredi ci ispiriamo ai principi montessoriani, con elementi di gioco che siano allora stesso tempo educativi e stimolanti.

Con questa visione molto educativa e non solo produttiva del fare arredi e di pensarli, ci lasciamo con Valeria felici di aver conosciuta una realtà così bella, con un cuore artigianale e un istinto organizzato e produttivo da vera e propria industria

Sono cresciuta saltando da un albero all’ altro , chissà che felicità se ne avessi avuto uno a disposizione ogni volta che volevo….

Love,

JM

 

@www.kiddin.it

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