BACK TO YOU

I truly hope you have all had a wonderful summer.
For me and my dudes, the past two months have flew by. I thought I’d be able to be a full time mother; write and work while my sons took their naps. Oh, boy did I fail.  At least in Milan they go to half-day  kindergarden to play and have some fun with other children and I get  work during the morning time. Please do not get me wrong this is not a complaint it is just me stating that I failed my summer’s mission but I did discover  something else that I will keep in my heart forever.

The 4 of us isolated for two months in the countryside gave our family a deeper connection, more than I could ever have dreamed of. My boyfriend was actually working a lot as his work takes priority and as a mother I take my job very seriously as well. I just love spending time playing with my sons. As beautiful as it sounds to play with my sons all day, every mother knows, it’s not always like dancing with flowers and chasing butterflies. My first born was born into a difficult situation, we were separated for just over two weeks from the moment he came into this life. The Italian hospital separated us and gave us no other option then for me to see him for just 4 hours per day!! Which made my heart suffer a great deal and I can only imagine how his felt. So to make up for all that separation every single time he made a sound I made sure he understood I was there. I gave him all of me and probably too much the first year of his life. I always imagined him alone in a hospital possibly crying for me and I was not there to feed or comfort him. I woke up every hour to pump milk so I would not lose breast milk as I was determined to breastfeed. I looked at his photo crying while pumping wondering how he was.

Crying? Sleeping? Hungry? Awake? Was there  someone there looking after him? My fist born child. My son!
When the day came that I got him home in my arms I just could not let him down. I had to do the best I could to make up for this separation somehow.

We lived like a kangaroo for months, he was always in my arms or skin to skin in bed or in a baby sling wrap. I had a hard time letting other people hold him, just wanted him in my or his father’s arms. Any sound or cry he made during the first year I would jump and be at his service which taught him a bad habit – to cry when he needed something. He had become the baby that cried just too much. I could see it in my family and friend’s faces and I knew this was my fault not his, but I just could not help it. Somehow I felt like I was making up for the separation. In our daily busy life I never dealt with his crying habit, I just let it slide as I thought this was just the way it was and that his character was emotional and smart so he knew how to play me. It seemed like there was too much going on and too many interruptions to focus soley on this topic. In the meantime a baby brother had been born.

While in the Spanish countryside, the 4 of us got to break down the pieces of how to deal with this lack of communication. Plus he is dealing with 3 languages at home so this was his way of dealing and had developed crying as his own kind of language because it seemed to be working for him.
We told him over and over again, in situations where I usually would’ve given in, that we understood why he was crying and it was ok. Then I’d ask him if he thought this was a situation where he felt like he needed to cry? I told him it is easier to just talk with me and ask me using words and both me and him would be happier this way. He would not need to cry so often but the interesting part is I had also practiced this in Milano. Somehow in just 3 weeks time with the whole family slowing down. Sleeping together on mattresses cuddled up, my son slowly got his emotions under control as we finally gave him the understanding he needed. I had so much more patience for him and actually both of them. I also saw looking back how many mistakes I had made living a stressful city life. Busy! Even if I was not really working full time yet I had  less patience for my children that I love more than life. I realize looking back that I did not give him the kind of attention he really craved. It is a fine art to understand the desire of a child from time to time.

So my point and my mission is to keep remembering to look at my sons from slow and peaceful points of view. I think this is often forgotten. Parents are always on a hurry or busy. Smart phones are taking away too much time from our children and I am guilty of this. I am so much more aware of this now and I try to keep it to when it’s absolutely necessary.
Summer times are most often so beautiful, especially for children. They get to finally run wild and play from morning to night. It is a precious time and will not come back. I will do my best to always understand what it is that my children need. We fail and we accomplish. School of life is good, in fact probably the best. Living in the moment of our children and our partners. Seeing life from their points of view. They are often so different from our own.

I am so happy to be back.
love JM

Photos by @mamafedona
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2017-09-11T01:22:43+00:0011/09/17|

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RITORNO DA VOI

rito

Spero davvero che tutti stiate vivendo un’estate meravigliosa.

Per quanto riguarda me ed i miei figli, i due mesi appena passati sono semplicemente volati; pensavo di riuscire ad essere una madre a tempo pieno, di scrivere e lavorare solamente durante il loro pisolino pomeridiano e quando si sarebbero addormentati, la sera. Oh ragazzi, ho decisamente fallito. Quando eravamo a Milano, i miei bambini erano soliti frequentare l’asilo per mezza giornata, divertendosi e giocando con gli altri bambini mentre io, durante la mattinata, potevo serenamente dedicarmi al lavoro. Per favore non fraintendetemi, non mi sto lamentando; vorrei solo dire che purtroppo non ho raggiunto i miei obiettivi, quest’estate.

Ho avuto qualcosa di diverso però, che conserverò nel mio cuore per sempre.

Essere isolati, stare solo noi 4 per due mesi interi ed in contatto con la natura, ha dato alla mia famiglia un valore nuovo: un legame così profondo che mai avrei potuto sognare. Il mio compagno, in realtà, ha lavorato molto perché ne aveva la priorità ed io, come madre, prendo sempre molto sul serio questo compito oltre al fatto che amo davvero trascorrere il tempo a giocare con i miei bambini. Ma, come sanno tutte le mamme, giocare con i bambini non è come ballare tra i fiori a caccia di farfalle. Il mio primo figlio è nato in una situazione difficile, subito dopo il parto siamo stati separati per poco più di due settimane perché l’ospedale italiano in cui ho partorito ci ha separati e non mi ha dato altra possibilità se non il vederlo solamente 4 ore al giorno!! Questo mi ha fatto molto soffrire e immagino che questo valga anche per lui.

Così, per compensare a tutto quel periodo, ogni volta che emetteva un suono cercavo di fargli capire che io ero lì, anche se non mi vedeva. Gli ho dato tutta me stessa e probabilmente troppo, durante il primo anno di vita. Nella mia testa lo immaginavo sempre da solo, durante la notte, in questo ospedale; lo vedevo piangere, bisognoso della sua mamma che non era lì per nutrirlo o confortarlo, contro la sua volontà. Mi svegliavo ogni ora per tirarmi il latte in modo da non farlo diminuire perché ero determinata ad allattarlo. Nel mentre guardavo la sua foto e piangevo, chiedendomi come potesse stare.

Piange? Dorme? E’ affamato? Sveglio o addormentato? E’ sicuro che ci sia qualcuno ad occuparsi di lui? Il mio primo bambino, appena nato. Mio figlio!

E quindi, quando è arrivato il giorno delle dimissioni, l’ho portato a casa tra le mie braccia e non ho più potuto lasciarlo. Dovevo fare del mio meglio per compensare questa separazione in qualche modo, se possibile.

Abbiamo vissuto come canguri per mesi: era sempre, sempre in braccio; nel letto per il pelle a pelle o nel marsupio. Ho avuto difficoltà a lasciare che altre persone lo tenessero, volevo che stesse solo con me o con il suo papà.

Durante il primo anno, qualsiasi suono o lacrima emettesse, io sussultavo ed ero al suo servizio. Ciò ha creato una cattiva abitudine in lui: piangere quando aveva bisogno di qualcosa. Era diventato quel tipo di bambino che piangeva davvero troppo. Ho potuto leggerlo sul viso di amici e familiari, sapevo che tutto ciò era colpa mia e non certo sua, ma non potevo agire diversamente. In qualche modo mi sentivo come se stessi pareggiando le mancanze della separazione. E nella nostra vita quotidiana così fitta di impegni non ho mai affrontato la situazione come avrei dovuto. La sua abitudine nel piangere me la lasciavo scivolare addosso pensando che fosse un suo modo di esprimersi, che facesse parte del suo carattere emotivo ed intelligente per essere così capace di attirare la mia attenzione. Sembrava che ci fosse sempre qualcos’altro di più urgente da fare e troppe distrazioni per concentrarsi solo su questo aspetto, senza contare che nel frattempo era arrivato un fratellino.

E così, noi 4 soli nella campagna spagnola, abbiamo dovuto scendere a compromessi e capire come trattare questa mancanza di comunicazione, tenendo presente che egli si confronta con tre lingue parlate, in casa; quindi, probabilmente, questo suo modo di agire si è sviluppato proprio come un linguaggio personale, perché in qualche modo sembrava funzionare per lui.

Abbiamo iniziato ripetendo più volte (in situazioni in cui di solito mi sarei comportata come sempre) “capiamo perché stai piangendo ed è giusto piangere” e poi, gli ho chiesto se pensava che fosse una situazione in cui davvero avesse bisogno di piangere. Gli ho detto che è più facile parlare e chiedermi le cose usando le parole, che in questo modo entrambi saremmo stati più felici e che non avrebbe più avuto bisogno di piangere così spesso; ci avevo già provato anche a Milano. Eppure, non so come, in sole 3 settimane di tempo l’intera famiglia si è rilassata. Dormivamo tutti insieme accoccolati sui materassi, sul pavimento e mio figlio lentamente ha imparato a controllare le sue emozioni: finalmente gli abbiamo dato la comprensione di cui aveva bisogno. Ho avuto molta più pazienza per lui e, in realtà, per entrambi. Mi sono anche guardata indietro: quanti errori ho fatto vivendo la vita stressante della città. Sempre impegnata! Anche se ancora non lavoravo a tempo pieno. In qualche modo avevo molta meno pazienza per coloro che amo più della mia vita. Riguardando al passato mi accorgo che non ho dato loro il tipo di attenzione che stavano davvero desiderando. Capire il desiderio di un bambino è un’arte impegnativa.

Quindi, il punto di questa riflessione e il mio obiettivo sono di ricordare di guardare i miei figli da un punto di vista lento e sereno. Penso che questo sia spesso dimenticato. I genitori sono sempre di fretta o occupati e i cellulari assorbono gran parte del tempo, distraendoci dai nostri figli. Ne sono colpevole anch’io allo stesso modo ma ora ne sono cosciente e cerco di usarlo quando è assolutamente necessario.

L’estate, la maggior parte delle volte, è una stagione bellissima, specialmente per i bambini. Finalmente possono essere selvaggi, liberi di giocare dalla mattina alla sera. Sono momenti preziosi, che non torneranno. Farò del mio meglio per capire sempre cosa sia necessario ai miei figli. Noi sbagliamo, falliamo ma impariamo. Le lezioni che la vita ci può dare sono preziose, molto probabilmente le migliori. Vivere il momento, dei nostri figli e dei nostri compagni. Vedere il loro punto di vista, che spesso è così diverso dal nostro.

Sono davvero felice di essere tornata.

Love, JM

Photos by @mamafedona

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2017-09-11T01:23:45+00:0011/09/17|

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